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mercoledì, 30 Novembre 2022

Insularità: le proposte su energia, trasporti, fiscalità e accessibilità di Confartigianato

Eventi e manifestazioni

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Gli artigiani sardi chiedono allo Stato di poter crescere e competere con pari diritti in Italia ed Europa. Confartigianato Sardegna ha presentato oggi le proposte su energia, trasporti, fiscalità e accessibilità. 

Energia, infrastrutture interne, opere pubbliche incompiute, trasporto persone e merci, fiscalità.

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Sono queste alcune delle “zavorre” che la Sardegna si trascina dietro da decenni, che influiscono negativamente sul sistema produttivo sardo e sui suoi abitanti, e che lo Stato, in oltre 70 anni, non è riuscito a mitigare.

Per questo motivo le aziende artigiane di Confartigianato Imprese Sardegna, questa mattina in Consiglio Regionale, durante il Gruppo di lavoro convocato dal Comitato promotore per l’Insularità, hanno presentato un documento per rendere tangibili problemi e proposte, con l’obiettivo di riempire di contenuti il principio appena scritto in Costituzione.

Il riconoscimento dell’insularità da parte dello Stato, dopo tanti anni di battaglie e rivendicazioni, è il primo, concreto, passo in avanti che dovrebbe portarci a colmare una parte dei disagi legati all’essere isola. Alla Sardegna, finalmente, è stata riconosciuta la necessità di una condizione migliore rispetto a quella che vive da 70 anni a questa parte. Non la richiesta di privilegi o scorciatoie, ma solo la necessità di avere le stesse possibilità di crescita, di sviluppo, di pari diritti e opportunità che, da sempre, che hanno altre imprese di altri contesti”.

Ed è con queste parole che il Segretario Regionale, Daniele Serra, ha presentato il contributo degli Artigiani sardi.

Gli imprenditori non vogliono assistenzialismo: chiedono solo di essere messi in grado di competere a pari regole con il resto delle realtà europee e del Mediterraneo. Ma il percorso è ancora molto lungo e la strada irta di ostacoli – ha continuato Serra come Associazione ci batteremo fino a quando il riconoscimento dell’Insularità reso come atto concreto ed applicabile alla vita di ogni cittadino e all’attività di ogni impresa”. “Sappiamo che non mancheranno difficoltà e qualche resistenza per questo riconoscimento, nei fatti – ha proseguito il Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna – è necessario, perciò, un lavoro di squadra per riuscire a consolidare un livello elevato di attenzione sulla questione. Siamo, e saremo in futuro, di fianco al Gruppo di Lavoro nelle azioni che poterà avanti e in tutte le attività che saranno utili a sensibilizzare attività produttive e popolazione sarda”.

Per le imprese, la Sardegna ha necessità di un “ponte levatoio” che la colleghi al resto dell’Italia; questo può essere costruito solo partendo dall’abbattimento dell’isolamento per arrivare al riconoscimento reale della condizione di insularità.

Vogliamo rimanere isola ma non vogliamo più l’isolitudine – ha concluso Serranon vogliamo più rimanere prigionieri di gap, come quelli legati al credito, alla competitività, alla burocrazia, alle infrastrutture, all’energia, ai trasporti e alla produttività, che costringono le medie, piccole e micro imprese della Sardegna ad arrancare rispetto agli altri competitor italiani, europei e del bacino del Mediterraneo”.

Gli svantaggi dati dall’insularità e causati dall’oggettiva separazione dal sistema nazionale delle infrastrutture e dei servizi sono profondi e, quotidianamente, incidono sulla vita delle imprese, soprattutto di quelle piccole che in Sardegna sono più di 100mila.

Nel documento consegnato Confartigianato Sardegna ha iniziato con la proposta sull’energia ovvero “la conferma e il potenziamento delle misure già attuate nei mesi passati dal precedente Esecutivo nazionale: azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, proroga del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico, e serve un gesto di responsabilità e solidarietà delle imprese energetiche a salvaguardia dell’intero sistema produttivo nazionale. Vanno anche sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento in particolare per creare Comunità Energetiche”.

Ha poi proseguito l’analisi affrontando l’accessibilità, quindi infrastrutture interne e opere pubbliche incompiute fondamentale è riprogrammare, laddove possibile, le incompiute favorendo il riutilizzo dell’opera sia attraverso interventi del settore privato in project finance, sia attraverso i mutamenti di destinazione d’uso, ma altrettanto fondamentale è porre attenzione alla programmazione che deve essere più accorta e dettagliata, al fine di evitare spreco di risorse pubbliche. In ultimo, ma certamente non meno importante è la questione che, soprattutto in questo periodo, sta mettendo fuori strada le imprese: l’aumento dei costi delle materie prime quindi, la non congruità degli appalti pubblici. Purtroppo, al crescere dei costi dei materiali non corrisponde un adeguato valore degli appalti. Questo è un problema che presto, soprattutto con il PNRR, andrà a impattare negativamente sulla realizzazione delle prossime infrastrutture”.

Per ciò che riguarda il trasporto merci per gli Artigiani “influisce pesantemente la vetustà delle arterie stradali, la difficoltà crescente dei passaggi nave, della scarsa intermodalità e dei bilanci aziendali che ormai non tornano più. A ciò si aggiunge la carenza di figure professionali, situazione che non può essere colmata finché le paghe non verranno portate a livelli economici adeguati all’impegno della professione. La carenza di giovani è diventato un problema centrale per il mondo dell’autotrasporto: gli autisti sono sempre meno e sono sempre più anziani. La prospettiva, da scongiurare, è di un mercato che rischia di “svuotarsi” nel momento in cui la generazione dei conducenti “veterani” andrà in pensione, perché i nuovi professionisti non sono sufficienti a colmare il gap”. Sul tema della fiscalità, invece, che in questi ultimi anni ingenerato non poca confusione tra i non addetti ai lavori “vi è stata l’illusione che una “fiscalità di vantaggio” generale, non meglio definita e contestualizza fosse la panacea di tutti i mali.  Sarebbe più opportuno proporre dei modelli territoriali di riferimento a cui applicare eventualmente incentivi o sostegni per l’insediamento e il mantenimento di attività produttive, sulla falsariga ad esempio di quello che avviene per le ZES che proprio in questi anni in Italia stanno dispiegando gli aspetti vantaggiosi e attirando investimenti. A titolo esemplificativo sarebbe interessante valutare la possibilità di incrementare la dotazione finanziaria delle Isole per consentire l’erogazione di finanziamenti agevolati sia conto interessi sia ancor più in conto capitale con alte percentuali di contributo pubblico (80-100%) per iniziative economiche intraprese da uomini tra i 18 e 45 anni e per donne di qualsiasi età con una durata massima di 20 anni. A questi potrebbero combinarsi interventi su credito di imposta per abbattere la tassazione sulle assunzioni e sulle spese per il personale dipendente da introdurre da formare in azienda”.

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