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Accorpamento degli istituti scolastici, tutti contro il Governo: “Subito una legge regionale che superi la normativa nazionale”

Il Coordinamento Presidenti Consiglio di Circolo e d’Istituto della Sardegna scrive una durissima lettera contro l’accorpamento degli istituti scolastici voluto dal Governo.

Una norma nascosta nella manovra economica 2023 porterà infatti, nel corso dei prossimi dieci anni, alla riduzione delle scuole italiane da 8.136 a 6.885. Il taglio sarà ottenuto accorpando decine di istituti e non rinnovando i dirigenti scolastici. Chi resterà in carica si troverà con sempre più lavoro e responsabilità.

Una norma pesantemente osteggiata dai sindacati della scuola, che contestano la scelta, ma anche – come anticipato – dal Coordinamento Presidenti Consiglio di Circolo e d’Istituto della Sardegna, che chiede al consiglio regionale di intervenire approvando una legge regionale che superi le normative nazionali.

Riportiamo integralmente il testo della lettera inviata al Presidente della Regione Christian Solinas e al presidente del consiglio regionale Michele Pais, all’assessore Andrea Biancareddu, al presidente ANCI Sardegna Emiliano Deiana e al presidente ANCI nazionale Antonio Decaro.


Restiamo attoniti e sbigottiti dalle proposte che prevederebbero nuovi coefficienti per la formazione delle Autonomie Scolastiche, contenute nella nuova Legge di manovra di bilancio in discussione al parlamento nazionale.

Tale modifica viene presentata, dalla compagine governativa, come mero strumento di risparmio finanziario, vanificando il principio costituzionale dell’equità e dell’uguaglianza.

I parametri in argomento, che sarebbero di “non meno di 900 alunni/studenti” per garantire la vita di una istituzione scolastica pubblica autonoma, a nostro avviso è studiata per tagliare centinaia di istituzioni scolastiche pubbliche.

In un territorio particolarmente disagiato come quello della Regione Sardegna, tale nuova applicazione significherebbe prevedere un ulteriore incentivo all’abbandono scolastico e allo spopolamento di un territorio già messo a dura prova dalle condizioni sociali, economiche e territoriali.

Basti pensare, per fare un esempio, alla rete viaria e alle condizioni disagiate del trasporto pubblico; significherebbe lo spostamento di migliaia di alunni e studenti, sin dalla tenera età della scuola primaria, che sarebbero costretti a spostarsi anche di decine e decine di chilometri per avere garantito il diritto costituzionale allo studio, in una scuola pubblica.

Inoltre, le istituzioni scolastiche che si costituirebbero, sarebbero coordinate da dirigenti scolastici che gestirebbero molteplici plessi distanti tra loro anche parecchi chilometri, con le conseguenti problematiche riguardo alla gestione del personale, ai rapporti con vari sindaci contemporaneamente, alla stesura di PTOF per diverse entità territoriali e sociali. Gestione palesemente impossibile da svolgere, se non si è costantemente presente nella struttura. 

Anziché prevedere l’ampliamento dell’offerta formativa con il tempo pieno della scuola primaria e della secondaria di primo grado, con attività di supporto laboratoriale per gli istituti di istruzione superiore, con l’adeguamento organico del personale ATA, la possibile scomparsa di molte scuole pubbliche, sarebbe un ulteriore colpo mortale al tessuto socio-economico e culturale regionale. 

Il Coordinamento Regionale dei Presidenti di Consiglio di Circolo e d’Istituto della Regione Sardegna, chiede che l’intero consiglio regionale si adoperi affinché, anche attraverso l’applicazione dell’articolo 5 dello Statuto, venga immediatamente approvata una Legge Regionale in materia di Istruzione e Formazione, che superi e implementi la normativa nazionale, per il bene e il futuro dell’isola.

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