La discussione sulle politiche territoriali ha acceso nuovi campanelli d’allarme – anzi, vere e proprie sirene – per i piccoli comuni e per le zone rurali e montane della Sardegna. A rilanciare il tema è il sindaco di Mandas, Umberto Oppus, con una riflessione netta e preoccupata maturata dopo l’Assemblea nazionale dell’Anci, dove si è parlato della nuova agenda europea.
Secondo i nuovi orientamenti comunitari, il 75% dei cittadini europei vive nelle grandi aree urbane e dunque le priorità politiche dovrebbero concentrarsi su casa, trasporti e organizzazione delle città. Una prospettiva che rischia di lasciare indietro i territori interni, già in difficoltà da anni.
Umberto Oppus commenta con parole dure e lucide: «Rileggendo e studiando i vari interventi all’Assemblea nazionale Anci ho sentito suonare nuovi e ancor più preoccupanti campanelli d’allarme per le piccole realtà e i territori dell’interno». Da qui il suo appello per invertire la rotta: «È l’ora di un’Agenda sarda che, oltre ad una vera politica di coesione, metta risorse destinate alle aree interne e allo spopolamento rurale creando servizi, occupazione e politiche di sviluppo».
Un tema, quello dello spopolamento, che in Sardegna assume dimensioni drammatiche. Il sindaco ricorda un dato emblematico: nel 1960 l’Isola contava circa 1.600.000 abitanti, distribuiti in modo omogeneo sul territorio. Le campagne erano abitate, i paesi vivi, i rischi idrogeologici sotto controllo. Oggi, con lo stesso numero di abitanti, la popolazione si è concentrata attorno ai poli urbani di Cagliari, Olbia–Arzachena, Sassari e Alghero, lasciando l’interno sempre più vuoto e fragile.
Un altro punto sottolineato da Oppus riguarda il patrimonio edilizio inutilizzato: «I piccoli comuni sono pieni di case vuote: con pochi contributi sarebbero tutte disponibili e il problema della casa non esisterebbe». Una riflessione che mette in luce il paradosso di territori abbandonati ma ricchi di potenzialità ancora inespresse.
La sua conclusione è un appello forte: «È il tempo delle scelte. È il tempo di riscrivere il nostro futuro». Parole che richiamano la necessità di una strategia autonoma, mirata e strutturale per la Sardegna: un’Agenda sarda che bilanci quella europea, capace di difendere la vita nei piccoli centri, rilanciare le comunità dell’interno e restituire prospettive alle aree rurali e montane.
Quello di Umberto Oppus è un messaggio che riapre una discussione fondamentale: senza politiche mirate, una parte significativa della nostra Isola rischia di spegnersi definitivamente.





