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venerdì, 13 Febbraio 2026

Il Festival Letterario del Monreale lascia San Gavino: l’annuncio di Francesca Spanu

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Dopo anni di crescita, partecipazione e riconoscimenti, il Festival Letterario del Monreale apre una nuova fase della propria storia. Una scelta che era nell’aria, maturata nel tempo e frutto di un percorso complesso, fatto di entusiasmo, lavoro costante ma anche di difficoltà. Francesca Spanu, ideatrice e anima del Festival, ricostruisce le motivazioni che hanno portato alla decisione di interrompere l’esperienza a San Gavino Monreale e di proseguire altrove, senza rinnegare nulla del cammino fatto fino a qui. Ne è nata una lunga chiacchierata, che proponiamo anche ai nostri lettori.

Il Festival Letterario del Monreale nasce nel 2019 da una tua idea e da un lavoro costruito “dal basso”. Quali erano gli obiettivi iniziali e quali risultati ritieni più significativi raggiunti in questi anni, in termini di crescita culturale e coinvolgimento della comunità?

Nel 2019, insieme allo staff e all’allora assessore alla cultura Nicola Ennas, ho voluto creare un evento culturale di alto livello per il mio paese d’origine, un luogo dove autori e lettori potessero incontrarsi e condividere la loro passione per la lettura. Ho sempre puntato alla qualità, invitando autori che ammiravo e che potevano portare un valore aggiunto al nostro festival. Non ho mai invitato nessuno “solo perché era mio amico”, ma ho sempre cercato di selezionare i migliori per offrire ai nostri lettori un’esperienza unica. Sono orgogliosa di aver realizzato questo sogno e ringrazio tutti coloro che hanno creduto in me e nel progetto. In pochissimo tempo, il nostro festival è cresciuto oltre le aspettative. Il cuore del progetto è sempre stato quello di promuovere la lettura attraverso l’interazione reale tra autori e lettori. Ci tengo a dire che è vero che l’idea è partita da me ma senza il gruppo, lo staff, non sarebbe stato possibile realizzarla e raggiungere i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. In pochissimo tempo il Festival è cresciuto ed è diventato un appuntamento fisso con affluenza di pubblico anche di 200 persone ad evento. Numeri che sono molto importanti, soprattutto per un evento letterario in un territorio non popolatissimo. Ma è fondamentale sottolineare che il Festival ha portato a San Gavino spettatori da tutta la Sardegna e anche dalla Penisola.

Hai più volte fatto cenno a un periodo di polemiche e critiche che, a tuo dire, sarebbero iniziate già dal 2020. Quali sono stati i principali punti contestati nel tempo e cosa ti senti di chiarire oggi rispetto alle accuse legate ai fondi pubblici e alla gestione del Festival?

Tutto è partito dal fatto che nel 2020 la Giunta Comunale ha deciso di investire nel progetto Festival la somma di euro 8.000. Questa decisione ha alimentato polemiche sterili. Non è un segreto che 2020 in poi, l’attuale sindaco ha guidato, durante il suo percorso all’opposizione, la critica contro il festival, accusandoci di aver ricevuto fondi pubblici senza meriti. Ma la verità è che quei fondi sono stati reinvestiti nelle attività commerciali del paese, creando lavoro e opportunità per tutti. Eppure, nonostante le accuse e le polemiche, il festival ha continuato a crescere e a essere un punto di riferimento per la cultura e la lettura a San Gavino Monreale.

Hai citato anche una segnalazione anonima alla Corte dei Conti e le conseguenze che avrebbe avuto sul tessuto associativo locale. Che impatto ha avuto quella vicenda sul Festival, sul vostro lavoro organizzativo e sul clima attorno all’evento?

Quella spiacevole segnalazione anonima alla Corte dei Conti ha portato a un processo che si è concluso con l’assoluzione della giunta e dei funzionari, ma non prima di aver causato danni irreparabili all’associazione Sorrisi, che ha dovuto chiudere i battenti. E noi? Noi non ci siamo arresi. Dal 2019 al 2021, io e molti membri dello staff abbiamo tirato fuori dalle nostre tasche un cifra che andava oltre 3000 euro; questo per dire che sì, abbiamo lavorato con passione e dedizione, ma anche con grandi sacrifici. Nel 2021 ero tentata a lasciare, ma non volevo che il festival morisse. È allora che ho chiesto aiuto a Giovanni Follesa, che ha accettato di aiutarmi a condizione che rimanessi anche io a coordinare il festival con lui e che ringrazio per aver permesso che questo evento potesse continuare.

Dal 2022 avete scelto di affidare il Festival al Comune di San Gavino Monreale, con organizzazione gestita dall’associazione Enti locali per lo spettacolo e le attività culturali. Perché avete fatto questa scelta?

Per consentirne la crescita, abbiamo deciso di affidare il Festival (con il format “Fuori Classe Fuori Serie”) al Comune di San Gavino Monreale, che a sua volta ha affidato l’organizzazione all’associazione Enti locali per lo spettacolo e le attività culturali. Questa scelta è stata fatta per potenziare l’evento anche in termini di richieste di finanziamento e per garantire che la comunità potesse fruirne, non per motivi personali o di interesse. Una scelta non di convenienza, ma fatta affinché il festival potesse sopravvivere. La collaborazione con l’associazione Enti locali per lo spettacolo è sempre stata positiva, si è sempre riconosciuto il nostro ruolo e abbiamo lavorato insieme serenamente, senza alcun problema. Io e Giovanni abbiamo condiviso idee e ci siamo divisi i compiti, stabilendo che l’importante è che ci fossi io presente all’evento. Ci siamo sempre coordinati su tutto. La scelta di affidare il Festival al Comune si è rivelata vincente. Dal 2022 al 2024 il Festival ha ricevuto finanziamenti consistenti. Come vengono spesi i soldi in un festival? Allestimenti, viaggio, vitto e alloggio ospiti, materiali, piano sicurezza, comunicazione, direzione artistica, rimborsi, laboratori etc. L’associazione Festival Letterario del Monreale riceve un rimborso per la collaborazione. Rimborso che fino all’edizione 2025 è stato utilizzato per i buffet serali. Così come i direttori artistici “non costano doppio al festival” (così come è stato detto in un recente consiglio comunale); semplicemente, il nostro compenso – per un lavoro di tutto l’anno – è proporzionato a ciò che ognuno di noi fa. Con molta trasparenza: nessuna volontà di guadagno personale. Fino all’ottobre 2024 non abbiamo pagato per scelta nessun cachet agli ospiti – fatta eccezione per vitto, alloggio e viaggio. Perché abbiamo sempre voluto che chi veniva al Festival Letterario venisse per scelta, per amore del clima famigliare (che per noi è uno dei principi base dell’evento), cosicché si sentisse a casa. E gli autori che il Festival ha accolto in questi anni hanno sempre apprezzato l’atmosfera che si veniva a creare. Aggiungo una cosa: le loro conoscenze a volte si sono trasformate in sinceri rapporti di amicizia, e di questo siamo davvero contenti. Siamo orgogliosi di aver potuto offrire questo tipo di esperienza ai nostri ospiti e speriamo di poter continuare a farlo anche in futuro.

Nel tuo post di chiusura dell’ultima edizione è emersa un’incompatibilità tra organizzatori e Comune di San Gavino Monreale. Quali sono stati i motivi del dissidio con l’amministrazione e cosa ha reso impossibile proseguire la collaborazione nel 2026?

Premetto che ho deciso di rispondere a questa domanda per trasparenza e senza polemica. Racconterò i fatti come sono andati. Non nutro rancori o antipatie personali. Anzi. Ma sono molto amareggiata per il paese. Quando abbiamo deciso di affidare il Festival al Comune di San Gavino Monreale, eravamo consapevoli che un cambio di amministrazione avrebbe potuto comportare conseguenze per l’evento. Ma era un rischio che abbiamo voluto correre per il bene dell’evento e perché siamo davvero convinti del valore del Festival e della sua rilevanza per la comunità. Eravamo convinti che il Festival fosse un patrimonio troppo importante per essere lasciato alla mercé della politica e delle fazioni. E siamo ancora convinti che il Festival debba essere un evento al di sopra delle parti, che possa unire e non dividere. Purtroppo, non è stato così. Quando le elezioni sono state vinte dalla lista con a capo Stefano Altea, ero preoccupata, soprattutto per il pregresso e per il fatto che io e alcuni membri dello staff democraticamente e pubblicamente abbiamo sostenuto in campagna elettorale un’altra lista. Ma ho ricevuto rassicurazioni sia dal sindaco che dal consigliere Simone Angei, e soprattutto dalla consigliera Emanuela Cruccu, che ha sempre partecipato al Festival come spettatrice, come artista e mettendo in piedi tavole rotonde che avevano la cultura e l’arte come temi centrali. Speravo che il Festival potesse continuare a crescere e ad essere un punto di riferimento per la cultura e la lettura, senza subire interferenze politiche o personali. L’edizione 2024 del Festival letterario del Monreale si è svolta in due periodi diversi: a luglio e ad ottobre. Dopo l’edizione di luglio, abbiamo avuto un incontro con il sindaco, l’assessore alla cultura e la consigliera Cruccu, insieme ad Andrea Pau e Daniele Mocci. In quell’occasione, l’assessore alla cultura, facendosi portavoce del sindaco, ha espresso aspre critiche alla gestione del Festival. Le critiche, che ci hanno lasciato delusi dal momento che riguardavano aspetti di cui non si era parlato prima di quel momento, erano inerenti alla gestione del Festival, tra cui il format, la scelta degli autori, l’atmosfera familiare e persino i miei cambi d’abito – che sottolineo – vengono fatti in un clima scherzoso per promuovere le attività del paese. Sono stata accusata di invitare solo i miei amici. Il sindaco ha chiesto all’assessore di valutare la possibilità di cambiare la direzione artistica, e in quella sede è stato proposto ad Andrea Pau di sostituire me e Giovanni ma lui ha rifiutato con decisione. La consigliera Cruccu, relativamente alle critiche mosse e alle richieste, ha espresso il suo disappunto e ha elogiato il format e le mie competenze, evidenziando come l’evento funzionasse e stesse crescendo negli anni. Dopo la riunione, sembrava tutto chiarito, ma evidentemente non era così. Per l’edizione 2025, il sindaco e l’assessore hanno manifestato la decisione di cambiare il nome del Festival e di inserire ampio spazio per il gusto. Una scelta che ci ha lasciato perplessi e preoccupati per il futuro dell’evento. Ma non abbiamo mollato. Un’altra novità per l’edizione 2025: l’assessore ha deciso di toglierci la gestione del catering e di affidare il punto ristoro a professionisti. Una scelta che abbiamo accettato e rispettato per il bene dell’ evento. E che nonostante le difficoltà iniziali si è rivelata giusta. Anche se i capannelli nel punto ristoro durante gli eventi hanno un po’ disturbato chi voleva ascoltare. La verità è che l’edizione 2025 è stata difficile ed il clima si è fatto teso. Atteggiamenti di critica e pretestuosi hanno creato un ambiente difficile, facendo capire che noi e il nostro format non eravamo più adeguati. È vero, l’incarico è arrivato dall’Associazione Enti Locali per lo Spettacolo, ma è anche vero che c’era un confronto costante con l’amministrazione. E purtroppo, sembra che il nostro modo di gestire il Festival non rispondesse alle loro volontà. Oltre a non aver ricevuto neanche un complimento, siamo stati anche rimproverati per aver mangiato un pezzo di torta e un’anguria regalati da terzi allo staff. E sorvoliamo pure sulle affermazioni sugli autori sardi che per qualcuno non erano abbastanza prestigiosi. Anche un autore da 100.000 copie in Italia e all’estero. Troppe le cose che non funzionavano più e per tutte queste ragioni, abbiamo deciso di non voler più collaborare con il Comune di San Gavino Monreale e abbiamo comunicato, con rammarico, la nostra scelta all’Associazione Enti Locali. Inoltre, abbiamo comunicato al Comune che non intendiamo cedere loro il nome, il format e il marchio del Festival. È un addio, ma è anche un arrivederci. Da quel momento si è aperto un nuovo capitolo. La reazione del Comune è stata… ‘interessante’. Un palese sollievo, seguito da una definizione in Consiglio Comunale che ci ha fatto sorridere: “coloro che hanno aiutato a organizzare il festival”. E come no, grazie per il riconoscimento! Siamo stati sminuiti, ma sappiamo di aver fatto qualcosa di speciale. Messaggio chiaro: a questa amministrazione non piace il Festival Letterario del Monreale e soprattutto le persone dell’associazione. Ovviamente non parlo a livello personale ma strettamente legato all’evento. E se vogliamo vederla dal punto di vista dell’amministrazione si tratta di un evento “ereditato”, a suo tempo “contestato”, non scelto e voluto. Quindi è giusto creino un evento “nuovo” a loro immagine e somiglianza.

Dopo l’addio al Comune di San Gavino Monreale scrivi che “il Festival non muore, si sposta”. Quali sono i criteri con cui avete scelto (o sceglierete) il nuovo paese, quali elementi del marchio e del format intendete mantenere intatti e quali sono i progetti futuri per questa nuova fase?

Il Festival Letterario del Monreale si sposta a Sardara dal 26 al 29 marzo e dal 10 al 13 settembre. Il progetto, il marchio e il format rimangono intatti in tutte le peculiarità con particolare attenzione alla qualità letteraria e non solo alla popolarità dell’ospite. Sardara è stata scelta per le peculiarità territoriali e per l’entusiasmo e adesione completa al progetto da parte di Sindaco e Giunta. Speriamo che i sangavinesi che ci hanno sempre sostenuto ci seguano anche a Sardara!

Non un addio alla mondo della cultura, dunque, né una resa da parte di Francesca Spanu e del suo staff, ma l’avvio di un nuovo capitolo, nel segno della coerenza, dell’autonomia e della volontà di tutelare l’identità del Festival Letterario del Monreale e il lavoro di chi lo ha costruito negli anni. In bocca al lupo, dunque, per questa nuova avventura!

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