Sanità privata accreditata, anche in Sardegna scatta lo stato di agitazione: contratti fermi e salari erosi dall’inflazione

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Anche in Sardegna è stato proclamato lo stato di agitazione del personale della sanità privata accreditata, delle RSA e della riabilitazione. La decisione arriva in un contesto di forte stallo sul rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro del comparto, con trattative ferme e nessuna convocazione concreta del tavolo annunciato dopo l’incontro al Ministero della Salute dello scorso dicembre.

Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP e UIL FPL regionali, i contratti risultano scaduti da oltre tredici anni per le RSA e da più di otto anni per la sanità privata. Nel frattempo l’aumento del costo della vita e l’inflazione hanno progressivamente ridotto il potere d’acquisto dei lavoratori, lasciando le retribuzioni ferme a livelli ormai superati.

La situazione appare particolarmente delicata se si considera che le strutture accreditate operano con risorse pubbliche e garantiscono servizi essenziali a anziani, persone fragili e disabili. Lavoratrici e lavoratori svolgono mansioni analoghe a quelle del Servizio sanitario nazionale, ma con condizioni economiche e normative significativamente inferiori. Per alcune figure professionali, come gli infermieri, il divario salariale rispetto al pubblico può arrivare fino a 500 euro mensili, con il rischio concreto di un progressivo abbandono del settore e difficoltà nel reperimento del personale.

I sindacati puntano il dito sia contro le associazioni datoriali sia contro le istituzioni, evidenziando il silenzio del Ministero della Salute e l’assenza, a livello di Conferenza delle Regioni, di un sistema di accreditamento che ponga al centro qualità dell’assistenza, lavoro e diritti contrattuali. Per questo chiedono alla Regione Sardegna impegni immediati, vincolando accreditamento e budget al rispetto e al rinnovo dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

La mobilitazione è già partita e proseguirà con assemblee nelle strutture, iniziative pubbliche, presidi e manifestazioni davanti alle sedi istituzionali e alle principali realtà accreditate dell’isola. L’obiettivo dichiarato è quello di riaprire un confronto reale sul rinnovo contrattuale e garantire salari adeguati, diritti certi e servizi sanitari e sociosanitari di qualità per i cittadini sardi.

La vertenza, sottolineano le sigle sindacali, non riguarda solo i lavoratori ma l’intero sistema assistenziale regionale: senza adeguate tutele e condizioni dignitose per il personale, diventa difficile assicurare continuità e qualità delle cure.

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