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Zafferano: dal raccolto alla sfioritura

La produzione di zafferano, chiamato “oro rosso”o “tesoro giallo”, è nei comuni di San Gavino, Turri e Villanovafranca uno dei punti di forza dell’economia locale, in grado di apportare notevoli sviluppi socio-economici a tutta la collettività. È per questo motivo che in questi comuni si guarda allo zafferano come a una risorsa da valorizzare e sui cui investire per incrementare quantitativamente la produzione e per migliorarne sempre più la qualità.

A testimonianza della sua peculiarità, lo zafferano locale ha conquistato di recente il marchio D.O.P, a garanzia dei diversi livelli del processo produttivo: origine, provenienza delle materie prime, localizzazione e tradizionalità del processo produttivo. La coltivazione dello zafferano, oltre che fonte di reddito, è per molti produttori, un bagaglio culturale e identitario tramandato di generazione in generazione.

Il lavoro dei produttori di zafferano inizia nei campi a cielo aperto e si conclude, di solito, tra le mura di un’abitazione. Di mattina i coltivatori di zafferano si dedicano al raccolto e di pomeriggio effettuano la pulitura, durante la quale si estraggono da ciascun fiore gli stimmi rossi.

Le donne dell’associazione culturale Sa Moba Sarda di San Gavino da qualche anno hanno iniziato a riunirsi nei locali della Casa Museo Dona Maxima per pulire lo zafferano di uno dei maggiori produttori locali. I fiori di zafferano vengono disposti sopra un tavolo e prima di iniziare la sfioritura ogni donna presente cerca di quantificarne la quantità in grammi e il tempo necessario per la sua pulitura.

Dopo la sfioritura, è usanza riversare i fiori privi degli stimmi rossi nei campi, per propiziare un buon raccolto per l’anno seguente.

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