#
Monumenti Aperti Tutto l'Anno | San Gavino Monreale Mappa dei Murales Sangavinesi

Resta in contatto con San Gavino Monreale . Net!

RSS FeedYoutube

Zafferano, il tesoro della terra

«Oltre la Persia dei Re, sui primi contrafforti calcarei delle montagne dell’Oxiana, cresce un piccolo bulbo, il croco sativo.

Per tutta la ventosa primavera e per la secca estate non fa che vivacchiare, vegetando lentamente cinque lunghe e sottilissime foglie colorate di un verde azzurrino striato d’argento. Poi, con le prime piogge d’autunno, apre il suo fiore, a volte turchino, a volte violetto. E’ un fiore di cinque petali che si uniscono in un delicato calice; nel calice quattro lunghi stami, sottili come pagliuzze, maturano dal giallo acceso all’arancio.

A questo punto, prima che i venti freddi che rotolano selvaggi giù dalle vette dell’Hindukush inizino a spianare le erbe dei prati, le ragazze dei villaggi di pastori sparsi sull’altopiano intraprendono la raccolta dello zafferano, Zahfran, la chioma degli angeli. E’ un lavoro di grande pazienza e virtù, che le giovani donne compiono con grazia e maestria staccando con le unghie gli stami uno a uno. Come impone la legge, nessuna di loro è più vecchia di tredici anni, nessuna ha mai toccato un uomo. Alla fine del raccolto, dalle terre di un’intera tribù si ricavano non più di due once di prodotto essiccato, ben custodito in sacchetti di tela di lino appesi ai soffitti delle capanne.

Prima della neve i mercanti fanno il giro delle colline portando sale, pesce secco, fucili e cartucce, da scambiare con i bianchi involti di lino. Negli anni di buon raccolto giungono all’ammasso di Esfahan persino due quintali di spezia, caracollata a dorso di cammello dentro piccole casse di piombo. Lì viene incantata all’asta e smistata negli empori di Samarkand, Cairo e Istanbul, da dove verrà smerciata in tutto il mondo.»

Dal libro “La Regina disadorna” di Maurizio Maggiani 1999

La Sardegna è il maggior produttore italiano di zafferano, coltivato in particolare nelle zone di San Gavino, Villanovafranca e Turri, a cui è stata riconosciuta la Denominazione Origine Protetta.
Per decenni la coltivazione, raccolta e commercializzazione dello zafferano, si è svolta in ambito familiare e senza molta convinzione sull’effettivo potenziale economico di questa attività agricola.
Divise da un ottuso campanilismo territoriale (manifesto in dichiarazione del tipo “quello vero è il nostro” leggi qui: http://svel.to/44n) , i comuni di maggior produzione hanno agito senza strategie, dilapidando di fatto un consistente patrimonio agricolo ed economico. Basta osservare quello che è stato fatto in zone di produzione come quella di Navelli in Abruzzo, diventata sinonimo dello zafferano di qualità, per capire che un’efficace strategia di marketing, vale almeno quanto la qualità dello zafferano raccolto.

Lascia un commento