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San Gavino Monreale
giovedì, 22 Ottobre 2020

Documenti in cui appare “San Gavino Monreale”

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Oltre ai preziosissimi documenti conservati nell’Archivio storico del Comune, che ci permettono di ricostruire la nostra storia, ne esistono tanti altri sparsi per il territorio, che sono altrettanto validi.

Il primo documento in cui viene menzionato la dicitura “San Gavino” è il cosi detto Diploma di Guglielmo di Massa del 1206, in cui vengono detti quali siano i confini tra il Giudicato di Arborea (in cui era compreso il nostro paese) e quello di Cagliari. A partire dal XIV secolo (ovvero tutto il 1300) però le testimonianze scrittorie si fanno più numerose: abbiamo quindi molta più documentazione, come ad esempio i dati contenuti nei registri delle Rationes Decimarum Italiae, ovvero la quantità delle decime che la villa versava alla chiesa.

Documenti in cui appare "San Gavino Monreale"
Documenti in cui appare “San Gavino Monreale”

Altra documentazione per quel secolo sono le carte di infeudazione delle ville sarde, quando ormai iniziava a diventare effettivo il dominio aragonese nell’Isola: esempio è quella del 1368 di Garcia de Lo Gran, ottenuta dal sovrano Pietro IV d’Aragona. Alla fine del secolo un importantissimo documento è la Ultima Pax Sardiniae, cioè la pace stipulata tra Eleonora d’Arborea e Giovanni I Il Cacciatore, in cui San Gavino manda come suoi rappresentanti diversi uomini (ben 17), a testimonianza del fatto che la villa aveva una sua importanza.

Attraversano invece due secoli i Processos contra los Arboreas, ovvero carte processuali in cui venivano raccolte le testimonianze contro i sovrani d’Arborea, accusati di tradimento e di fellonia verso la Corona d’Aragona: in questi documenti San Gavino viene spesso menzionato in quanto nel suo territorio avvenivano episodi a favore della famiglia giudicale sarda (come ospitare Brancaleone Doria).

Quando effettiva divenne la dominazione aragonese (e poi Spagnola) in Sardegna, la villa di San Gavino entrò a far parte della Incontrada di Monreale, che era annessa al Marchesato di Quirra: di questo fatto ne abbiamo riscontro in molti materiali, come la carta di infeudazione del 1504, oppure i resoconti della popolazione e dei beni di quel territorio del XVI e XVII secolo.

Per tutti gli altri secoli abbiamo molti atti notarili, redatti o a San Gavino o fatti redigere per le questioni della popolazione sangavinese, oltre ai documenti presenti nell’archivio arcivescovile di Ales: per documentazione potremmo anche considerare gli scritti cinquecenteschi del sassarese Giovanni Francesco Fara, che nella sua opera, parlando di San Gavino, scrisse: “oppi dum Sancti Gavini, in cuius agro fit optimus crocus”.

Cartina di Sigismondo Arquer
Cartina di Sigismondo Arquer

Come ultimo elemento sono tutte quelle mappe e cartine che, a partire dal XVI secolo, ritraggono sempre San Gavino. Queste mappe sono molto approssimative (come quella famosa di Sigismondo Arquer del 1555) , e spesso segnavano soltanto i luoghi più importanti: il fatto che venga sistematicamente riportato il nostro paese significa che il villaggio manteneva, in un modo o nell’altro, una certa importanza.

Fonte: Alberto Serra

Per approfondire:
AA.VV, Appunti storici su San Gavino Monreale, 1982.
CASTI A, Sa Bidda de Santu ‘Engiu, 1989.
CASTI A, Santu ‘Engiu, arrogus de storia, 1997.
CASTI A, Nòsu santuingèsus, 2003.

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