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La storia di San Gavino Martire

Il nome Gavino deriva dal latino ‘Gabinus’, nome etnico che vuol dire ‘abitante di Gabium’, antica località del Lazio, per questo è conosciuto anche come Gabino, usato prevalentemente nell’Impero romano, come il padre di s. Susanna, s. Gabino (19 febbraio).

San Gavino Martire

San Gavino Martire

Comunque voler narrare le vicende terrene e il martirio di s. Gavino, è effettivamente arduo, per il numero di tradizioni locali, di compagni affiancatigli nel martirio, di luoghi di provenienza, di culto e celebrazioni in varie città sarde, per le epoche diverse in cui è menzionato; per semplificare, si dà qui la versione più accreditata, tralasciando le altre ipotesi, che vedono s. Gavino o Gabino affiancato nel martirio con Crispolo (di Nicomedia), con Crescenziano o Crisogono (di Aquileia) o secondo s. Gregorio Magno con Lussorio (Rossore), e per finire come presunto vescovo di Torres.

Nella basilica di San Gavino a Porto Torres, un pittore del XVII secolo ha rappresentato il martirio di Gavino, Proto e Gianuario; il primo è in divisa militare romana, gli altri due in abiti ecclesiastici, anziano con barba Proto e giovane Gianuario.

L’anonimo estensore della ‘Passio’ del XII sec., pervenuta dall’abbazia di Clairvaux, poté utilizzare le poche notizie riportate dal ‘Martirologio Geronimiano’ del VI secolo, cioè i loro nomi, la città e la data del martirio. Gavino era morto decapitato il 25 ottobre 303 ca. al tempo della persecuzione di Diocleziano; Proto e Gianuario ebbero stessa sorte il 27 ottobre, due giorni dopo.

Che Gavino fosse un soldato, e Proto un sacerdote e Gianuario un diacono, l’autore deve averlo dedotto da altre antiche fonti, oppure da tradizione orale tramandata localmente.
La ‘Passio’ narra che Proto sacerdote e Gianuario suo diacono, erano nati in Sardegna e allevati a Turris (in seguito Turres e poi Porto Torres), fondata nel 46 a.C., situata nel Golfo dell’Asinara, di fronte all’omonima isola; e predicavano il Vangelo sul Monte Agellus, quando fu pubblicato l’editto di Diocleziano e Massimiano, per la persecuzione contro i cristiani.

Alcuni pagani del luogo, irritati per la loro presenza, si recarono in Corsica, dove risiedeva il preside Barbaro, inviato nelle due grandi isole per fare applicare l’editto imperiale, e denunziarono la loro presenza.

Barbaro li fece arrestare e condurre alla sua presenza, alle loro convinte risposte, ordinò di portare Proto nelle isole ‘Cuniculariae’(arcipelago della Maddalena), mentre trattenne Gianuario con la speranza di convertirlo.

Trasferitosi in Sardegna a Turris, il preside Barbaro fece rientrare Proto riunendolo a Gianuario e ancora una volta, cercò di convincerli a ritornare al paganesimo.

Al loro fiero rifiuto li fece torturare, lacerando le loro carni con unghie di ferro; poi feriti furono messi in prigione, sotto la custodia di un soldato semplice di nome Gavino; il soldato di idee non ostili ai cristiani, colpito dal loro comportamento e dalle loro parole, li liberò chiedendo solo di ricordarsi di lui nelle loro preghiere.

I due fuggitivi lasciarono la città e si rifugiarono in una caverna; il giorno seguente il preside Barbaro ordinò che gli fossero portati i due prigionieri, ma il soldato Gavino, professandosi cristiano, confessò di averli liberati.

Fu subito condannato a morte e mentre lo conducevano sul luogo del supplizio, lungo la strada incontrò una donna cristiana che l’aveva spesso ospitato, la quale gli diede un velo per bendarsi gli occhi; Gavino fu decapitato vicino al mare e il suo corpo gettato dalle rupi nelle onde, dove scomparve.

Dopo la morte Gavino apparve a Calpurnio, marito della donna cristiana e dopo averlo aiutato a rialzare le sue bestie cadute, gli affidò il velo prestatogli, dicendo di restituirlo a sua moglie.
Quando l’uomo tornò a casa, trovò la moglie piangente per la morte di Gavino, ma Calpurnio non poteva crederci visto che l’aveva incontrato lungo la strada, tanto è vero che gli aveva dato il velo per lei; ma una volta spiegato il velo, si accorsero che era macchiato di sangue.

Poi il martire Gavino apparve ai due fuggitivi nella caverna, invitandoli a tornare a Turris per ricevere come lui il martirio; Proto e Gianuario obbedirono e furono decapitati il 27 ottobre, e i loro corpi seppelliti

Il 3 maggio c’è l’inizio di una festa per celebrare la traslazione dei corpi dei santi patroni a Porto Torres. Dalla Basilica di San Gavino, la più grande e antica delle chiese romaniche della Sardegna, parte una processione imponente che accompagna i “Corpi Santi”, cioè i simulacri lignei dei tre santi Gavino, Proto e Gianuario, fino alla chiesetta di Balai-vicino, detta anche di S. Gavino a Mare, dove adiacenti e comunicanti con la cappella, vi sono tre ambienti ricavati nella roccia, utilizzati come sepolcri in epoca romana, uno di questi sulla sinistra della chiesetta, sarebbe il sepolcro dei tre martiri.

Qui vengono lasciati fino a Pentecoste e la chiesa, chiusa per il resto dell’anno, diventa in questo periodo meta di continuo pellegrinaggio. La sera del giorno di Pentecoste con altra solenne processione i tre “Corpi Santi” vengono riportati nella Basilica di Monte Agellus, passando per il lungomare.

Infine il lunedì seguente, dopo la Messa solenne, una processione Eucaristica giunge fino al porto dove viene impartita la solenne benedizione.

Una leggenda, ignorando la ‘Passio’ che dice che il corpo di s. Gavino fu gettato a mare, racconta che i corpi furono scoperti nel Medioevo dal giudice Comita, che era stato colpito dalla lebbra; s. Gavino apparsagli in sogno, gli disse che se voleva guarire doveva cercare il suo corpo e quello dei compagni sepolti a Balai-vicino e portarli in un luogo migliore, costruendo una chiesa; così sorse l’attuale Basilica che risale all’inizio del XII secolo.

Ma un’altra ipotesi, dice che verso l’VIII-X secolo, l’antica cattedrale di Turris del 517, andò in rovina insieme con la città, a causa delle continue scorrerie dei Saraceni; quando grazie alle vittorie di Pisa e Genova sugli Arabi, il porto ricominciò a fiorire, una delle prime decisioni dei Giudici che si erano trasferiti all’interno, fu quella di costruire una nuova chiesa in onore dei tre martiri; e grazie al giudice Comita fu innalzata l’attuale Basilica, utilizzando materiale della precedente chiesa.

Un’altra leggenda, in contrasto con la ‘Passio’, dice che tutti e tre i martiri, dopo giustiziati furono gettati in mare e i loro corpi riaffiorarono proprio nel punto dove sorse poi la chiesetta di Balai-lontano, detta anche di San Gavino decollato.

Il culto per s. Gavino, oltre che in Sardegna è molto diffuso nella vicina Corsica, dove ben cinque paesi portano il suo nome; inoltre è da segnalare la presenza di chiese dedicate al santo, nella zona del Mugello in Toscana e in Campania.

È da segnalare che il culto dei sardi per il loro santo, ha portato ad un fatto singolare, l’intero mese di ottobre, il mese del martirio è per i sardi Santu Aini (Gavini).

Fonte: Antonio Borrelli, Santiebeati.it

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