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Beppe Severgnini a San Gavino Monreale

L’aria fuori è fredda, come se marzo somigliasse a dicembre e la primavera fosse ancora un desiderio lontano. Dentro il teatro comunale di San Gavino Monreale invece c’è caldo, forse troppo ma lamentarsi non è il caso. Non si lamenta Beppe Severgnini, fa foto e le invia su Twitter, Whatsapp e Facebook. “Bello questo teatro” commenta guardandosi intorno.

Beppe Severgnini a San Gavino Monreale

Beppe Severgnini a San Gavino Monreale

Il palco ha una scenografia che riproduce la sala d’aspetto di un aeroporto, nel caso dello spettacolo si tratta di quello di Lisbona. Il regista tenta di dare le ultime dritte, di far capire quali saranno gli spazi da coprire, con quali luci e quali suoni. La musicista e cantante Elisabetta Spada prova la chitarra, e dialoga col mixer per far cessare uno strano ronzio che accompagna e disturba le sue note.

Beppe Severgnini non pare preoccupato, eppure è un debuttante al suo primo tour teatrale con un progetto diverso da quello dei suoi colleghi: non una narrazione teatrale dei fatti e misfatti dell’Italia di ieri e di oggi, ma una pièce sugli italiani d’oggi, sulle loro paure e i loro desideri. Una pièce dove rappresenta un personaggio, non se stesso.

E vede da un lato un cinquantenne in partenza per gli Stati Uniti, dall’altro una giovane ragazza in partenza per il Brasile. Sono bloccati all’aeroporto di Lisbona da uno sciopero, potranno partire solo il matino dopo. I due si scontrano, si ascoltano, si comprendono. Lei è una ex attrice disillusa dalla sua professione, con un rapporto sentimentale instabile e poche basi solide nella vita. Ha bisogno di qualcuno che la indirizzi, la incoraggi. La presenza di questo personaggio sulle prime impiccione ma poi saggio e simpatico che le cambierà la vita. Con umiltà e semplicità.

Il Vanity Cafè è un ottimo diversivo per allentare la tensione. Beppe Severgnini addenta la sua cena e si fa convincere da una buona birra tedesca consigliata dal proprietario del bar. Quindi torna in teatro, mezz’ora per ripassare mentalmente la parte e prepararsi per dare il meglio di sé ancora una volta. E lo dà davanti ad una platea gremita, rispettosa e partecipativa.

Si sorride sulle battute di Marta Rizi, attrice romana con un ottimo curriculum in quel di Londra: adatta alla parte di donna in cerca d’autore, trova il suo Pirandello in un Severgnini che mai la sovrasta ma l’accompagna con sé, fianco a fianco, dove il “noi” spunta chiaro al termine dello spettacolo. Elisabetta Spada li accompagna in brevi intermezzi musicali attraverso le melodie di una voce colorata e indie, che scatenano passione e piedi che battono inevitabilmente a tempo.

Scorre un’ora e mezza di spettacolo pieno di citazioni letterarie e cinematografiche,tanto da apparir azzeccato l’accostamento al film Lost In Translation dove la nascita di una amicizia segna due vite. Tutto nel segno di venti semplici parole, venti come i chilogrammi consentiti per il bagaglio in aereo (classe economica): tempismo e resilienza, tolleranza e paura, tenacia e incoraggiamento. I due personaggi si aiutano, si incoraggiano, si fanno domande e si danno risposte.

Il pubblico applaude e si lascia andare ad una standing ovation finale di lunghi applausi e larghi sorrisi. Se la vita è un viaggio, per quasi due ore Severgnini e i suoi ragazzi hanno regalato un viaggio culturale e formativo unico.

Simone Spada

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