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martedì, 1 Dicembre 2020

Brexit, storie di sangavinesi in UK

Emergenza sanitaria

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Coronavirus in Sardegna, 26 novembre: i dati dei contagi (+405) e dei guariti (+126) nelle ultime 24 ore. Altri 5 decessi

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Fincantieri, ok del MISE all’acquisizione di INSO (la società che costruirà il nuovo ospedale del Medio Campidano)

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La storia dell’economia mondiale è fatta di crisi e rinascite, ma quella che vivremo a breve a causa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non sarà una mera questione economica. È qualcosa di più, qualcosa che ci tocca più da vicino, sia per le ripercussioni che potrebbe avere sui governi delle altre nazioni, sia e soprattutto per l’aspetto che riguarda i nostri connazionali residenti oltremanica.

Brexit, storie di sangavinesi in UK
Brexit, storie di sangavinesi in UK

E sono proprio loro che abbiamo voluto sentire per spiegarci come hanno vissuto la cosiddetta Brexit, quattro ragazzi partiti per la terra di Albione pieni di speranze ma con l’incertezza tipica di queste avventure.

Angela, 22 anni, studentessa: “l’esito del Brexit è tanto assurdo quanto allarmante. Mi spaventa il fatto che siano stati l’odio e la xenofobia a vincere. Sentimenti che non credevo possibili in uno dei paesi più aperti e all’avanguardia. Il 23 Giugno ho smesso di sentirmi la benvenuta nel paese che mi stava offrendo una possibilità nella vita. A cuore infranto, ho visto la vergogna nei volti dei miei colleghi che come me credono che il pericolo non stia in ciò che è diverso da noi ma nell’ignoranza, che è stata l’unica vincitrice di questo esito”.

Marco, 32 anni, agente di antiquariato: “sono un emigrato e proprio per questo faccio fatica a sentire l’abbraccio di un popolo. Abituato a cambiare spesso scenario ci si abitua anche a nuove amicizie e nuovi luoghi senza il peso di dover sentire la pressione del luogo definitivo da raggiungere. Sinceramente non mi sono stupito del risultato. Questo perché avendo sempre tenuto un occhio aperto su ciò che succede in casa mia, ho potuto constatare che proprio nei piccoli centri continuano da anni a stravincere forze politiche che promettono puntando sulla poca sete di informazione delle persone e su un’idea di nazionalismo anacronistica. Assurdo pensare che il vero motore del Regno Unito sia Londra, una città dove le diverse culture convivono da anni e ne rappresentano la prima vera ricchezza. Svegliarsi in una Londra attonita, incredula e pronta a rispondere a gran voce mi ha fatto finalmente sentire parte di un popolo, un popolo che non è quello inglese ma è qualcosa di molto più grande. Forse non ancora così grande da cambiare il volto a una vecchia nazione”.

Un altro Marco, 33 anni, operante nel settore della ristorazione: “Gli inglesi hanno votato per il Brexit senza informarsi a sufficienza e senza sapere neanche a cosa sarebbero andati incontro. Per noi che viviamo qui non cambierà nulla almeno nei prossimi due anni, poi sicuramente saranno imposte delle restrizioni, vedremo”.

E infine Giulia, 25 anni, laureata partita per il Nord dell’Inghilterra: “la mattina dopo il referendum sul Brexit ci siamo svegliati in uno stato di shock: è paradossale come lo stesso esito che probabilmente ci si aspettava abbia scatenato il panico e sconvolto un’intera nazione. Trovo che un paese democratico non possa non rispettare l’esito di un referendum, ma si deve ammettere che oggi il Regno Unito stia vivendo una fase di forte instabilità. Il Brexit, a mio parere, rischia di mettere in discussione l’equilibrio politico ed economico del quale la nazione gode da tempo”.

Luca Fois

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