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lunedì, 28 Settembre 2020

“Immuni”, l’app per tracciare i contagi. Ma la nostra privacy è davvero a rischio?

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L’applicazione per smartphone “Immuni”, sviluppata a titolo gratuito dalla società Bending Spoons Spa, è allo studio del Governo come soluzione per il tracciamento anonimo dei contagi e per ridurre il rischio sanitario in Italia. In queste ultime ore abbiamo letto opinioni di ogni genere, dall’allarmato fino al catastrofismo (qualcuno evoca addirittura “1984” di Orwell). Ma cosa c’è di vero?

Dal momento che l’app non è ancora stata rilasciata sugli store online, possiamo andare per ipotesi, basandoci sulle informazioni rilasciate dagli sviluppatori e dalle dichiarazioni di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus.

Come funziona l’app per il tracciamento dei positivi?

Innanzitutto, niente geolocalizzazione. Sfatiamo subito il primo mito, alimentato da chi ha paura di un “controllo capillare” dei cittadini. Curiosa comunque la paura della geolocalizzazione quando diamo i nostri dati a Google da anni (provate a cliccare su questo link e diteci cosa vedete), oppure ai vari Facebook, Instagram, Tik Tok, o ancora ai navigatori satellitari.

Venendo alle caratteristiche dell’app “Immuni”, sarà composta di due sezioni, una dedicata al contact tracing e una dedicata al “diario clinico” in cui l’utente può annotare dati relativi alle proprie condizioni di salute, ad esempio se rileva sintomi compatibili con il virus.

Come riporta anche il sito quotidiano.net il funzionamento dell’app “Immuni” si basa su Bluetooth. Ogni volta che il Bluetooth del telefono entra in contatto con quello di un altro telefono dotato della stessa app, si scambierà un identificativo alfanumerico (un ID temporaneo che cambia ogni 15 minuti), che verrà salvato sul cellulare. Se il proprietario del telefonino si ammala o viene trovato positivo gli viene consegnato (a lui o ai suoi parenti) un codice TAN (Transaction Autentication Number) con il quale può inviare ad un server ministeriale, attraverso l’app, i dati su tutte le persone che ha incontrato negli ultimi 15 giorni, e che erano dotate della stessa app sul telefonino. In maniera automatica queste persone verranno allora raggiunte da un messaggio che le avvertirà che sono entrate in contatto con una persona positiva al Covid 19, dando loro una serie di istruzioni. 

Tutto risolto? Non proprio.

I problemi e le criticità iniziano ora. Perché non è ancora chiaro chi gestirà i dati memorizzati (seppur anonimi, c’è il dubbio che si possa comunque risalire alla lista dei nostri “contatti fisici”) e come verrà organizzata la macchina informatica (centralizzata o distribuita a livello regionale?). Inoltre per consentire il funzionamento in background dell’applicazione (ossia in modo che sia sempre attiva, senza azioni da parte dell’utente) si potrebbe dare ai sistemi Android e iOS l’accesso ai dati da inviare ai server ministeriali, con problemi di privacy non secondari. Chi garantisce che questi dati non vengano memorizzati dai due colossi dell’informatica?

Altra domanda è se il codice sorgente (che verrà ceduto al Ministero della Salute a titolo gratuito) sarà “open source” (quindi analizzabile da tutti, per verificare l’effettivo funzionamento dell’applicazione) oppure “proprietario” quindi non analizzabile dalla community di informatici italiani. Una soluzione “open source” fugherebbe qualsiasi dubbio.

L’app sarà obbligatoria? Ci saranno sanzioni per chi non la usa?

Una volta conclusa l’analisi dei pericoli informatici (limitati, rispetto all’uso quotidiano che facciamo dei nostri dati, condividendoli con decine di altre applicazioni, in modo più o meno cosciente), ecco i risvolti legali.

Alla domanda “l’app sarà obbligatoria?” la risposta è semplicemente “No”. L’applicazione potrà essere scaricata gratis e l’uso sarà volontario e gratuito. “Volontaria” significa che appunto non è soggetta ad alcun obbligo e non ci sarà alcuna sanzione per chi non partecipa al progetto.

Come spiega Sandra Zampa sottosegretaria alla Salute, intervistata da quotidiano.net“la app sarà solo volontaria, quindi non ci potranno essere limitazioni delle libertà personali qualora una persona decida di non scaricarla; di certo non possiamo mettere ‘multe’ su una cosa assolutamente volontaria e sinceramente non capisco come possa essersi diffusa una voce come questa”.

Conclusioni

Ci siamo dilungati su un tema a noi caro, quello della sicurezza informatica e della privacy, per rassicurare la popolazione: nessun panorama orwelliano alle porte, ma solo una normale attenzione ai problemi che potrebbero sorgere da un uso scorretto dello strumento. Bisogna anche considerare che si tratta in gran parte di ipotesi, dato che l’app “Immuni” non è ancora stata rilasciata sugli store, quindi non è (per il momento) analizzabile nel dettaglio. Come sempre, vi terremo aggiornati.

Simone Usai

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