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lunedì, 8 Marzo 2021

L’intervista al Prof. Mantovani: il vaccino, le varianti, l’informazione scientifica

Emergenza sanitaria

L’intervista di Mario Calabresi ad Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), uno dei più importanti scienziati italiani nell’ambito dell’immunologia, comincia così: “Non possiamo lasciare correre il virus. È come in una partita di calcio. Chiunque abbia giocato a calcio sa che quando si ha un avversario molto forte bisogna marcarlo stretto e anticiparlo. Dobbiamo fermare la corsa del virus e lo possiamo fare con i nostri comportamenti: limitando i contagi, fermando la proliferazione del virus, e vaccinandoci.” Se il virus circola liberamente, aumentano le possibilità che si verificano delle mutazioni: “La maggior parte delle mutazioni”, spiega Mantovani, “sono irrilevanti, ma ce ne possono essere alcune che sono tremendamente rilevanti.” Ad esempio, “la mutazione inglese ha una mutazione nella proteina spike che probabilmente favorisce l’aggancio” e questo rende la variante molto più efficiente nella diffusione del contagio. Ma “il rischio è che compaiano varianti non più riconoscibili dalle risposte immunitarie attivate dal vaccino”. Il vaccino serve “per ridurre la proliferazione del virus: meno si diffonde e meno ha possibilità di mutare e di mutare in modo per noi sfavorevole.

Quando non sappiamo abbiamo due reazioni: fuggire o finire nello scetticismo; oppure fare domande”. A chi fare domande? “A chi ha studiato, a chi ha risposte o almeno può ammettere che non ci siano ancora delle risposte.”

Produrre un vaccino innovativo ha sempre richiesto un tempo che va dagli 8 a 12 anni” e somme intorno al “miliardo e mezzo di dollari”. Ma nel 2020 si è avuto un vero e proprio “miracolo della ricerca scientifica”, ovvero un vaccino prodotto nell’arco di un anno. “Alla base del miracolo ci sono: 1) investimenti che non hanno precedenti; 2) un tipo di capitale altrettanto importante: cioè la ricerca fondamentale (il primo vaccino approvato della Biontech è il risultato della ricerca contro il cancro); 3) i fallimenti. La ricerca è fatta di fallimenti e dai fallimenti si impara e si possono fare grandi progressi: il vaccino sviluppato a Oxford [AstraZeneca] ha alle sue spalle lo sviluppo di un vaccino ‘inutile’, un ‘fallimento’ che doveva servire contro altri tipi di coronavirus, quelli della SARS e della MERS. Ma su quella base sono andati molto veloci a sviluppare un vaccino contro il Covid-19”.

Sui tempi di produzione dei vaccini è importante ricordare che 1) “non sono state saltate le tappe della sperimentazione clinica, che sono tre; nelle prime due si guarda alla tossicità e alla risposta immunitaria, nella terza si sperimenta davvero l’efficacia”; 2) “non si sono ridotti i numeri dei soggetti coinvolti (quello sarebbe grande motivo di preoccupazione), nella fase 2 più di mille volontari, in seguito decine di migliaia di volontari”. Piuttosto, “si sono accorciati i passaggi burocratici” con quella che è definita la “rolling review: i dati venivano trasmessi ed esaminati in tempo reale”.

È bene ricordare che le autorizzazioni data da FDA negli USA e da EMA in Europa sono definite condizionali (in Europa) e ‘di emergenza’ (in USA)” ovvero sono “approvazioni giustificate dal fatto che ci troviamo in una situazione drammatica”, con “2 milioni di morti, sofferenza, povertà e disuguaglianza che facciamo fatica a misurare”. Condizione di emergenza e approvazione condizionale” significa che la somministrazione dei vaccini “deve essere seguita da ricerca accurata”, ovvero “dobbiamo seguire con grande accuratezza quello che succede quando passiamo a milioni e centinaia di milioni e miliardi di persone vaccinate” perché “ci possono essere eventi rari”.

Sulla “memoria immunologica [quanto dura l’immunità data dal vaccino o dall’aver avuto la malattia] non abbiamo abbastanza dati.” “Dobbiamo impararlo seguendo l’introduzione dei vaccini”. “Il virus muta ma non è instabile come quello dell’influenza. Per la SARS la memoria immunologica durava 2 anni; quindi per il Covid-19 c’è la speranza che duri più di un anno”.

Perché si è scoperta la nuova variante proprio in UK? “Ad aprile si è deciso di investire 20 milioni di sterline, creare la rete di ricerca COG-UK Consortium [che sta per COVID-19 Genomics UK Consortium], mettendo insieme pubblico e privato, 12 istituzioni accademiche per studiare sequenze sistematiche di varianti virali nel Regno Unito. A dicembre erano state studiate 130 mila sequenze di varianti di virus [Aggiornamento: i virus sequenziati sono 188,460]. L’unico altro sforzo di questo tipo è stato fatto anche in Lombardia con l’esame di 350 varianti virali

Relativamente all’obbligo di vaccinazione Mantovani ammette: “quando ci vuole penso che sia necessario l’obbligo” ma in questo momento “mancano le basi fondamentali per discutere di obbligo” perché siamo di fronte a un’approvazione di emergenza e condizionale del vaccino. “Una discussione sull’obbligo dà per scontato che ci siano vaccini per tutti. Stiamo anticipando un dibattito che a mio giudizio distrae dal problema, che riguarda la sorveglianza e la ricerca, l’approvvigionamento e l’organizzazione”. La prima cosa da fare è “condividere il sapere sui vaccini e, prima di una discussione sull’obbligo, fare una campagna nazionale di informazione e formazione scientifica in particolare sul tema vaccini”.

Sono preoccupato – continua Mantovani – che si viva l’arrivo del vaccino come un ‘sono libero di fare quello che voglio’. Nessun vaccino da una protezione al 100% di tutti i soggetti.

“Inoltre, avremo poche persone vaccinate e dobbiamo tenere la guardia alta e attraversare il tunnel dell’inverno. Tutti i virus respiratori scompaiono (vanno ‘in letargo’) durante l’estate: l’avevamo previsto, è successo l’anno scorso e probabilmente succederà di nuovo nel 2021”. La scorsa primavera ed estate abbiamo avuto “esempi di comunicazione scorretta che poi ha avuto impatti sui comportamenti”, “non basata su dati condivisi”, abbiamo visto circolare “messaggi che non rispettavano i dati, la competenza, la responsabilità sociale di chi fa ricerca scientifica”, come quelli che definivano il virus ‘morto’ o ‘indebolito’. Ciò che è importante fare è “diffondere la cultura della vaccinazione e la cultura della solidarietà”, non fare affidamento su “annunci basati su dati fantasma”, su “dati virologici che non trovano riscontro”.

Audio originale su
www.spreaker.com/user/choramedia/episodio-2-la-corsa-contro-il-tempo (15/01/2021)

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