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lunedì, 14 Giugno 2021

Edilizia, Bonus 110% al rallentatore in Sardegna

Emergenza sanitaria

Bonus 110% al rallentatore in Sardegna. Poco più di 451 pratiche approvate per un totale di 56milioni e una media di 124mila euro a intervento. Meloni (Presidente Confartigianato Edilizia Sardegna): “Parzialmente soddisfatti: la burocrazia e le norme contorte ne stanno frenando la partenza. Il Governo approfitti del Decreto Semplificazioni”. 

In Sardegna il Super Ecobonus 110% vale 56milioni di euro di detrazioni, frutto delle 451 le pratiche approvate, quindi risultate in regola con i documenti e le asseverazioni. Nei primi 9 mesi di vita del bonus, nell’Isola il 9,5% degli interventi è relativo ai condomini, il 37,5% alle unità immobiliari indipendenti e ben il 52,8% agli edifici unifamiliari (come le ville), per un  valore medio a intervento di 124.563 euro, contro gli oltre 126mila della media nazionale.

Sono questi i numeri dell’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, sulle “Statistiche del Super Ecobonus 110% in Sardegna”, su dati rilevati fino al 17 maggio scorso dall’ENEA e dal Ministero dello Sviluppo Economico, e recentemente presentati alla Camera.

In tutta Italia, sono 14.450 le pratiche approvate (risultate valide perché con documenti ed asseverazioni in regola), per un ammontare totale di 1miliardo e 823milioni di euro. Tra le regioni che più stanno sfruttando questa opportunità, in testa la Lombardia con 260milioni e 1.905 interventi, seguita dal Veneto con 1.873 interventi e 197milioni, e il Lazio con 1.381 interventi per 161milioni.

I dati della Sardegna sono in crescita e, ovviamente, interessanti, ma non possiamo dirci totalmente soddisfatti perché se analizziamo i numeri nel dettaglio scopriamo che poco più del 9% delle domande arriva dai condomini, ovvero i beneficiari per cui il bonus 110% era stato pensato – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna se non verrà dato tempo ai condomini di avviare i cantieri avremo perso l’occasione per riqualificare e mettere in sicurezza migliaia di edifici. Tutto ciò porta a una media per intervento, 124mila euro, che possiamo considerare molto bassa. Ricordiamo poi che in un condominio occorrono ben 36 atti, tra la prima riunione fino al documento di VIA con il quale si apre il cantiere: tutto questo ci pare un accanimento burocratico”.

Dall’analisi di Confartigianato, emerge anche come in questi primi 9 mesi di attività del 110%, l’Agenzia delle Entrate abbi dovuto fornire 6.500 chiarimenti su tutto il territorio nazionale.

Un segnale inequivocabile dei dubbi e delle troppe incertezze che gravano sul futuro del superbonus – continua Melonicosì si rischia di scoraggiare gli investimenti delle imprese e dei cittadini e non si concretizzano gli obiettivi di transizione ecologica”.

 Secondo le imprese artigiane, abusi edilizi, verifica di conformità e fondo speciale sono le 3 più grandi problematiche che rallentano l’accesso al superbonus per i condomini. Per quanto riguarda la prima, l’articolo 49 è sempre esistito ma, la necessità per il tecnico di asseverare lo stato legittimo delle parti comuni per poter richiedere il titolo edilizio e la consapevolezza che nel caso di eventuali controlli, ciò che si rischia non è il 50% di una piccola spesa, ma il 110% di un intervento quasi sempre da centinaia di migliaia di euro, sono ovviamente un freno. Per la seconda, la pandemia ha trasformato l’accesso agli atti necessaria per i documenti che servono per verificare la presenza di eventuali abusi edilizi una vera e propria mission impossible. La Terza, sottovalutata, riguarda l’obbligo previsto (e mai derogato da alcuna norma) dall’art. 1135, comma 4 del Codice Civile che obbliga il condominio a costituire un fondo speciale di importo pari all’ammontare dei lavori. Fondo che può essere costituito anche in funzione di un progressivo stato di avanzamento.

In questa fase così delicata della nostra economia – sottolinea Meloniè essenziale che il Governo approfitti del Decreto Semplificazioni per una profonda opera di sburocratizzazione che consenta allo strumento di esprimere il suo potenziale ora fiaccato dall’eccessivo fardello burocratico e per fornire certezze agli imprenditori e ai cittadini sul suo prolungamento almeno sino a fine 2023. Consentendo a tutti di programmare gli interventi previsti dall’incentivo”. “In caso contrario – rimarca il Presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – avremmo sprecato l’ennesima occasione per trasformare gli annunci in azioni concrete e per garantire l’operatività di una misura che la Commissione europea ha indicato tra le più efficaci per rilanciare lo sviluppo”.

Per Meloni, è proprio l’incertezza a far male al mercato delle costruzioni: “La politica ‘a singhiozzo’ – riprende – è deleteria perché senza certezze di poter completare le opere entro giugno 2023, chi deve decidere se dare avvio ai lavori non lo farà, provocando lo stop improvviso delle attività delle imprese. Le difficoltà burocratiche che si stanno incontrando dimostrano quanto la riforma e la digitalizzazione della pubblica amministrazione siano la chiave di volta anche per la transizione ecoloogica che attende il nostro Paese. Si faccia tesoro di quanto sta avvenedo per il superbonus per rendere più agevoli i processi di trasformazione futuri”. “Le nostre chance di ripresa nei prossimi anni – conclude – dipenderanno in gran parte anche dagli interventi sul nostro patrimonio immobiliare e quindi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), documento varato il 26 aprile e già ricevuto dalla Commissione europea”.

Un dossier realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, sull’età e lo stato di 512.310 edifici nell’Isola (case unifamiliari, ville, villette, case a schiera, palazzine, condomini anche con attività economiche al piano strada) dimostrava come ben 322.515 unità fossero edificate prima del 1981 e solo 189.795 dopo l’81. Dall’indagine risultò anche come il 17% degli immobili presi in considerazione (87.262 edifici) versava in pessime o cattive condizioni, ponendo l’isola al 6° posto in Italia tra le regioni con un patrimonio immobiliare vetusto, classifica che al non invidiabile primo posto vedeva la Calabria con una situazione mediocre-pessima per il 26,8% delle case mentre la media nazionale è del 16,8%. Dall’altra parte ben 425.044 risultarono in condizioni “non critiche”. Le case più vecchie e malandate si trovavano a Sassari (il 19% in condizioni pessime o mediocri); seguiva l’Ogliastra con il 18,1%, Oristano con 17,9%, Medio Campidano con il 17,8%, Cagliari con il 16,8%, Carbonia-Iglesias con il 16,5%. Le più nuove a Olbia-Tempio con una percentuale di anzianità solo del 13,9%.

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