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venerdì, 27 Maggio 2022

Turismo in Sardegna, numeri come nel 2019 con l’incognita trasporti: una notte in nave costa come una settimana in campeggio

Emergenza sanitaria

Al via la stagione del turismo open air, quella, del rilancio dopo il crollo del 2020 e la mezza stagione del 2021, con l’incognita caro traghetti. Sono le previsioni che emergono dal report di Faita Sardegna, l’associazione dei campeggi, che a Pasqua avvia ufficialmente la nuova stagione con le prime aperture delle strutture.

L’obiettivo è raggiungere i numeri del 2019 quando nei campeggi sardi arrivarono 2,5milioni turisti dei 15,8 milioni arrivati in tutta la Sardegna, e una permanenza media di 5,2 giorni rispetto alla media sarda di 4,45 giorni. Il 2020 è stato un disastro per tutto il turismo sardo crollato del 56,5%, passando da 15,8 milioni del 2019 a 6,88 milioni del 2020, secondo le elaborazioni Faita Sardegna sui dati dell’Osservatorio Sardegna turismo.

A mancare sono stati soprattutto gli stranieri, che sono stati del 78,2% in meno, 1,77 milioni nel 2020 anziché 8,1 milioni del 2019 che rappresentano una fetta fondamentale del turismo open air. Nel 2020 i turisti che hanno scelto i campeggi sono stati 1,33 milioni, il 45,7% rispetto all’anno prima. Rispetto al totale delle presenze turistiche in Sardegna, quella nei campeggi nel 2019 era del 16,6% per passare nel 2020, al 19,5.

“Con le prenotazioni ci stiamo avvicinando ai dati del 2019 – afferma il presidente di Faita Sardegna Nicola Napolitano -, nei campeggi già aperti ci sono finalmente i turisti stranieri. Le nostre strutture ben si adattano anche alla maggiore attenzione dei turisti dopo il Covid ad ampi spazi ed al contatto con il territorio”.

L’incognita ed il freno è però rappresentato dal caro traghetti. “C’è voglia di Sardegna e ampi spazi ma ci si scontra con prezzi dei trasporti assurdi – denuncia Napolitano -. I nostri clienti viaggiano soprattutto in nave dove devono affrontare prezzi improponibili. Addirittura una notte in nave costa quanto una settimana nelle nostre strutture in piena stagione. Questo penalizza pesantemente il turismo, soprattutto in un momento di grave crisi economica. La politica non può stare indifferente ma deve intervenire per calmierare i prezzi”.

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