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L’ultima camicia nera boccia Emanuele Filiberto a Sanremo

Michelangelo Sanna

Michelangelo Sanna

L’ultima camicia nera boccia Emanuele Filiberto a Sanremo. A un soffio dai novant’anni nella sua casa-museo di San Gavino ha ricreato un mondo che esiste solo nei libri di storia. Michelangelo Sanna: traditi dai Savoia, nel ’46 votai per la Repubblica. I reperti sequestrati nella mia abitazione? Spiegherò tutto al processo.

Sul nespolo impolverato della ribattezzata piazza El Alamein spiega le ali solo un’aquila romana di pietra. A destra cipressi, un pollaio e il portainsegna col tricolore ammainato. Una Predappio calata nella campagna campidanese, al termine di uno sterrato buche e fango. «Qui, nella mia campagna, ogni domenica faccio l’alzabandiera», dice Michelangelo Sanna, l’ultimo fascista dichiarato. Non per modo di dire: «Nel 1943 ero volontario al fronte, gli americani mi catturarono in Nord Africa: finii nel campo di prigionia del Missouri. Venne un delegato di Badoglio per ordinarci di collaborare con gli Stati Uniti. “Siamo alleati”, si giustificò. Ci interrogarono uno per uno, risposi che non avrei eseguito l’ordine di un re traditore. Mi mandarono nel “fascist’s criminal camp” del Texas. Non ho mai abiurato».
Nella seconda vita ha fatto il commerciante senza mai provare vergogna: «Perché avrei dovuto? Se me lo chiedono racconto tutto». A novant’anni ha imparato a prendersi il tempo che gli serve, soprattutto nella sua campagna-museo da cui un anno fa i carabinieri hanno portato via tre furgoni di reperti archeologici: «Mi hanno denunciato e sarò processato».
I suoi amici?
«Molti non ci sono più. Ero legato all’avvocato cagliaritano Alfredo Pazzaglia, mi difese nel 1946 davanti al tribunale militare. Ero accusato di rifiuto d’obbedienza. Mi assolsero. Amico di Endrich, l’ex podestà di Cagliari, ci vedevamo sempre nei raduni dei reduci, con noi il padre dell’avvocato Francesco Onnis, ex segretario del partito fascista di Nuoro».
Politico di riferimento?
«Non ce l’ho più».
Che idea s’è fatto di Fini?
«Mi scrisse tre lettere dopo la recensione di un mio libro comparsa sul Secolo d’Italia. Altri tempi. Ormai si batte per la poltrona rinnegando le sue idee.».
È rimasto a destra?
«Penso che non lo sappia neanche lui».
Lei chi vota?
«Nessuno, da anni».
Se le dicono fascista?
«Lo sono».
Non pensa che nel 2010 sia insensato?
«Il carattere dell’italiano è quello: quando le cose vanno bene stanno tutti da una parte, appena va male rinnegano senza scrupoli. Alberto Sordi ha fatto una rappresentazione degli italiani molto efficace».
Cosa rimpiange del Ventennio?
«Prendiamo San Gavino e la Sardegna. Nel 1932 Mussolini creò la fonderia con oltre mille posti di lavoro. Perché allora era possibile e adesso no?»
Forse perché era una dittatura?
«La Sardegna col fascismo fece un salto di qualità, nacquero tre nuove città: Carbonia, Arborea e Fertilia. Purtroppo la guerra interruppe la bonifica di Castiadas. Per trovare un salto di qualità simile bisogna risalire all’impero romano».
Non c’era la libertà, botte e olio di ricino.
«Oggi c’è libertà per la mafia, libertà di sparlare, di diffamare, di rubare. Quando c’è un eccesso del genere bisogna porsi qualche domanda».
Approvò le leggi razziali?
«Furono una necessità del momento. Molti degli ebrei perseguitati in Europa si riversarono in Italia».
I lager?
«Le guerre sono fatte anche di queste cose».
Cattolico?
«A modo mio. La Chiesa è sempre esistita, forse ci sarà sempre, però mi sembra che si occupi troppo di affari».
A Sanremo avrebbe votato per Emanuele Filiberto?
«Nel 1946 votai per la Repubblica».
Il periodo peggiore?
«Dal 1946 al ’48. Ero a Sardara, il mio paese, ma pensavo di vivere sulla luna. Tutti rivendicavano qualcosa e nessuno lavorava».
Italia irrimediabilmente corrotta?
«Guai se fosse così, saremmo come l’Abissinia. Vedo che l’Italia sta in piedi, quindi da qualche parte, ben nascoste, devono pur esserci le forze oneste».
Cos’è l’intolleranza?
«È una gran brutta cosa se anima i politici, perché hanno il potere di tradurla in atti concreti. È pericolosa anche se è il collante di un gruppo di privati cittadini che – statene sicuri – cercherà di attaccare lo Stato. Oggi quei gruppi passano sotto i nomi di mafia, ‘ndrangheta, camorra».
È vero che dietro il mito del maschio virile si nascondevano molti gay?
«Durante il fascismo gli omosessuali erano messi ai margini».
E secondo lei non era intolleranza?
«Chiamatela come credete. L’uomo aveva una funzione precisa, se non era adeguato veniva misconosciuto a livello sociale».
Sotto processo per i reperti archeologici: pentito?
«Di aver salvaguardato la storia?»
Quanti hanno il museo dentro casa?
«È un’abitudine consolidata. La gente ha paura di dire “ho trovato questo” perché sarebbe denunciata».
I tombaroli esistono ancora?
«Il Campidano è la loro patria. Dal 2004 al 2007 hanno sbancato cinque chilometri per la ferrovia di San Gavino e nessuno sapeva cosa c’era sotto terra. Ufficialmente non è stato trovato nulla, qualcuno ci crede?»

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