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Il giardino della desolazione

Credo che tutti voi ricordiate il romanzo della scrittrice Frances Hodgson Burnett “Il giardino segreto”, chi perché ha avuto il piacere e l’interesse di leggere le pagine di quel libro o chi, come tanti, ha avuto il piacere di guardare in televisione il film, da esso tratto.

Il libro racconta la storia di due bambini, Mary e Colin, che crescono e imparano a vivere grazie alle cure da loro prodigate a un giardino segreto circondato da mura, nel quale, tempi addietro, fu vietato l’ingresso in seguito a un brutto incidente. I bimbi, trascorrevano le giornate a prendersi cura del giardino, coltivando le loro rose e giocando con gli animali. Iniziarono a volersi bene e il piccolo Colin, colpito da una brutta malattia, imparò a muovere i suoi primi passi.

Partendo da questo romanzo vorrei esprimere tutta la mia indignazione per un qualcosa che ormai da tempo appare davanti ai miei occhi ogni qualvolta percorro la via Mameli. Sì, la via Mameli, che in pochi conoscono, ma che in molti frequentano per i più disparati motivi. Quella via è ormai da tempo giornalmente frequentata da giovani studenti pendolari, che al termine delle lezioni devono recarsi a prendere i pullman in via Trento per ritornare ai loro rispettivi paesi.

Ma non solo, la via Mameli ha la fortuna di essere parecchio frequentata in quanto lì accanto, nella perpendicolare via Amsicora, sorge la casa “Dona Maxima”, più conosciuta come museo “Sa Moba Sarda”.

Ma in quella stessa via Mameli, così tanto frequentata, sorge anche una piccola piazzetta o giardinetto in pietra, come un tempo veniva nominato, che vi assicuro non presenta per niente un bello spettacolo. Spesso mi è capitato di leggere alcune segnalazioni sulla sporcizia e sul degrado che ormai sono padroni di quell’angolo di verde, e credo che sia a dir poco vergognoso che in una via del paese, dove molto spesso vengono accolte manifestazioni di tipo culturale, sociale, artistico, musicale durante tutto l’anno, ci si ritrovi a dover assistere a una vergogna del genere.

La sporcizia e l’immondezza sono ormai ovunque; i muri, imbrattati da scritte orrende e da disegni di ogni tipo, stanno cedendo a causa della forza degli alberi e nessuno si è preoccupato di provvedere alle dovute manutenzioni, l’unica cosa che è stata fatta è mettere delle transenne, che da qualche mese a questa parte sono buttate da una parte all’altra senza quindi creare la protezione per la quale sono state messe.

Non c’è l’illuminazione adatta, non c’è un controllo. Non è un angolo lontano dal paese, è un angolo in cui accanto vivono delle famiglie, che tutti i giorni la mattina appena sveglie aprono le finestre e si trovano davanti questo triste paesaggio. Il prato verde è sostituito da cartacce e dal vetro delle bottiglie che la notte vengono abbandonate, il verde che rimane arriva dagli alberi. Si gli alberi, è proprio qui volevo arrivare.

È dal giorno dell’alluvione che nel “giardino della desolazione” c’è un albero sradicato dal vento e buttato giù, e malgrado le segnalazioni quell’albero è ancora lì, buttato sopra le transenne. Forse non era una priorità, non ha ferito nessuno nè danneggiato niente e non c’è l’urgenza di sistemarlo o portarlo via. Ma adesso arriva il Natale e sicuramente il museo sarà aperto per qualche manifestazione, per qualche mostra, per qualche evento, e che figura ci facciamo davanti a quelle persone che arrivando dai paesi confinanti si troveranno a dover mangiare il loro pranzo in un muretto di quel giardino?

Non è fantasia questa, ho visto io adulti consumare il loro pranzo al sacco in mezzo a quell’immondezzaio, in mezzo a quelle transenne e a quella sporcizia, ma purtroppo l’unico posto nelle vicinanze in cui ci si poteva sedere nella pausa pranzo.

Il giardino della desolazione è ormai da tempo così, e se non vogliamo farlo per noi stessi o per i nostri compaesani facciamolo almeno per chi arriva da fuori, per non costringerli ad assistere ad un degrado del genere. Pensiamo a “Il giardino segreto”, e a quale effetto ha avuto su due bambini risistemarlo e ripulirlo, e cerchiamo di fare qualcosa per un angolo del paese che merita di essere rispettato e mantenuto nelle migliori condizioni.

Enrica Porcella

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