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Turismo, un abisso tra nord e sud

C’è un abisso tra il turismo nella Nurra e Anglona rispetto a quello in Costa Verde e Iglesiente. Amministratori locali e operatori turistici delle bellissime zone meridionali della nostra Sardegna dovrebbero prendere esempio dal nord dell’isola per capire meglio il concetto di organizzazione e ospitalità verso i visitatori.

Turismo, un abisso tra nord e sud

Turismo, un abisso tra nord e sud

Sono molteplici le differenze che possono far capire quanto siamo indietro da un punto di vista logistico e professionale. In molte località settentrionali, infatti, troviamo negozi aperti oltre la mezzanotte (e tutti sappiamo quanto sia importante, quando si è lontani da casa, poter acquistare beni di prima necessità in caso di emergenza).

Nei ristoranti, i camerieri parlano almeno due lingue straniere e ti accolgono con cortesia e professionalità. I ristoratori sposano lo spirito del “fare sistema“ e pur di far restare il turista in quella località, segnalano eventi che si svolgono a chilometri di distanza. Non hanno un guadagno immediato, certo, ma offrono il servizio aggiuntivo di “info point” e fanno in modo che le persone continuino a spendere i loro soldi nelle vicinanze.

Sono consapevoli dei vantaggi portati da questo circolo virtuoso. Le notti sono animate da musica e karaoke fino a tardi, nei locali o nelle piazze, senza che le persone chiamino i Carabinieri ogni giorno. I residenti “sopportano”, ben sapendo che senza animazione, le persone andrebbero a consumare altrove, impoverendo il territorio. è luogo comune pensare che i prezzi siano più alti, invece alberghi e ristoratori applicano tariffe medie in linea con il resto della Sardegna.

Parlando invece delle spiagge, troviamo altri spunti interessanti. In quanto a bellezza, le nostre non hanno nulla da invidiare al resto del mondo, ma si fa fatica a trovare parcheggi a pagamento che costino solo 0,50 € all’ora (soluzione ideale per quelle famiglie che vogliono passare qualche ora al mare spendendo pochi euro, e non un pedaggio giornaliero spropositato).

In alcuni litorali del nord Sardegna si possono trovare anche aree organizzate in cui gli ambulanti possono allestire le loro bancarelle. In questo modo si regolamenta la vendita nelle spiagge e si liberano i bagnanti dall’incombenza di dire “no grazie, non mi serve nulla” ogni cinque minuti.

Dulcis in fundo, a differenza delle nostre località turistiche, si trovano cartelli stradali nuovi (non impallinati, non sbiaditi o illeggibili) che indicano direzione Sassari/Olbia/Cagliari, in modo che anche chi non è del posto sappia orientarsi senza navigatore satellitare.

Questi semplici esempi sono una dimostrazione palese che se si vuole, si può fare turismo efficiente e organizzato. Ci sono molte differenze tra Iglesiente, Costa Verde e altre località, ma forse ci si dovrebbe fare un esame di coscienza e chiedersi come mai il turismo non decolli, in zone che hanno vissuto per decenni di industria sovvenzionata dallo Stato, nelle quali gli operatori abbassano le serrande la domenica (ad esempio i bar, ma il discorso vale per ogni tipologia di servizio), perché vogliono andare al mare assieme alle turiste tedesche.

Allora non lamentiamoci della crisi, se siamo noi a far scappare i turisti con prezzi esagerati e servizi carenti.

Fonte: Simone Usai, Comprendo

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