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Elena Congia: parte e ritorna, per vivere e far conoscere la Sardegna

Accade a tanti di visitare un posto e pensare che varrebbe la pena investirci qualche aspirazione, trasferircisi e cambiare vita. Di solito, però, c’è una parte della coscienza più razionale e pigra che soppesa i pro e i contro e si lascia convincere dai secondi a lasciare le cose come stanno. Troppi rischi nel lasciare ciò che si è costruito ad altre latitudini, troppa fatica nel mettere in piedi una quotidianità con ritmi diversi. Eppure, ci sono anche quei gruppi di coraggiosi – imprudenti, per alcuni – che tenendo conto degli aspetti a favore investono in una scommessa con se stessi, ciò che hanno lasciato, e ciò che promette un nuovo territorio per dare inizio a una nuova fase.

Nel 2007, è stato il caso di Peter e Anne, una coppia britannica che dopo aver lavorato tra Roma e Londra per molti anni si è innamorata dell’Ogliastra, del suo potenziale per turisti avventurosi, e ha deciso di aprire una guest house che si rivolgesse a scalatori, ciclisti e amanti del trekking a Lotzorai. Nel 2016 quello di Riky Felderer ed Elena Congia, ai quali l’inglese e la scozzese hanno affidato la Lemon House dopo averne fatto un punto di riferimento per gli stranieri attirati dalla quasi intatta natura ogliastrina.

Elena Congia: parte e ritorna, per vivere e far conoscere la Sardegna

Elena Congia: parte e ritorna, per vivere e far conoscere la Sardegna

Elena è un’insegnante originaria di San Gavino Monreale, e dal 2003 alla prima parte del 2016 ha vissuto a Milano insieme al compagno Riky, fotografo specializzato nell’outdoor. Venuti a sapere della messa in vendita di questa casa per cultori degli sport in natura, i due hanno messo in gioco i punti fermi degli ultimi anni, venduto l’appartamento milanese e deciso di dedicarsi a un progetto nel quale credono fermamente.

«Ho chiesto il trasferimento in Sardegna, che per ora il caso ha voluto fosse proprio a San Gavino, ma farò la pendolare ogni weekend per aiutare Riky che è di base in Ogliastra», spiega Elena, instancabile amante degli sport all’aria aperta che ha testato in prima persona il 20% della superficie scalabile dell’Ogliastra, ha aperto nuove vie d’arrampicata e prevede di inaugurare nuovi sentieri e attirare nuovi flussi di avventurieri nella zona.

«La Sardegna ha tutto ciò che serve per uscire dallo stereotipo che la relega a meta di vacanze marittime da tre, quattro mesi l’anno. Con il suo clima potrebbe vivere di turismo attivo in qualunque stagione, ma bisogna imparare a conoscere a fondo il territorio, capire cosa offrono i “rivali” come Arco di Trento, Finale Ligure o la Provenza per accogliere le esigenze degli ospiti e dare loro un servizio superiore».

Elena Congia: parte e ritorna, per vivere e far conoscere la Sardegna

Elena Congia: parte e ritorna, per vivere e far conoscere la Sardegna

È necessario un forte cambio di mentalità per venire incontro a un turismo più consapevole, fatto da chi è abituato a viaggiare: «Tanti stranieri che passano per l’Ogliastra si fermano più spesso del previsto. Ne adorano gli spazi quasi incontaminati, la cucina, l’atmosfera. Ma dopo l’estate trovano molti ristoranti chiusi, pochissime strutture che parlano inglese o tedesco, attrazioni archeologiche e naturali che restano ignote perché poco segnalate, e talvolta non conosciute da chi dovrebbe lavorare a promuoverle. Nel nostro piccolo indirizziamo gli ospiti verso quei luoghi. Molti rimangono affascinati dal piccolo complesso nuragico di S’Ortali e Su Monte, o dal panorama che si gode dal monte Oro, a pochi chilometri da Lotzorai, entrambi fuori dalle rotte più battute».

Per continuare a promuovere la zona a livello internazionale, Elena spiega che sono necessarie alcune accortezze: «Gli stranieri, soprattutto quelli che scelgono come meta la Sardegna rurale, hanno poche esigenze rispetto ai turisti italiani, ma su una sono più intransigenti: gli orari e l’organizzazione. Programmano il loro soggiorno mesi prima, e si aspettano di reperire dai locali informazioni precise e puntuali sulle possibilità che l’area offre. Per il resto l’autenticità piace, non serve molto altro all’isola».

Elena spera che con il tempo il successo di un nuovo modo di concepire l’accoglienza in Sardegna porti ad un cambio di mentalità da parte chi si dedica al turismo. Magari fra qualche anno quello che a certi sarà sembrato un azzardo si rivelerà una scommessa vinta.
 
Giulia Usai
Su gentile concessione da parte di La Donna Sarda

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