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martedì, Aprile 7 2020

La differenza tra conti e le criticità del conto deposito

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Il 2018 in Italia si è aperto nel segno dell’incertezza, soprattutto per gli investitori. Sempre più italiani nutrono dubbi sugli strumenti a cui affidarsi per tutelare i propri risparmi, soprattutto alla luce di tutte le voci di dissesto degli istituti bancari che si sono susseguiti nel corso dei mesi.

La differenza tra conti e le criticità del conto deposito
La differenza tra conti e le criticità del conto deposito

Rispetto agli scorsi anni, assume più importanza una base di cultura ed informazione, l’unica “arma” a disposizione del risparmiatore per evitare sorprese e per vedere dilapidare i fondi accumulati nel corso degli anni. La confusione è però ancora tanta, soprattutto per quel che concerne strumenti dai nomi simili e facilmente fraintendibili. Esempio lampante è quello dei conti: molti italiani assimilano conti deposito e conti corrente, senza considerare che le differenze di base potrebbero contribuire all’ottenimento di un profitto dal proprio gruzzolo. Conto deposito e conto corrente sono sì correlati, ma non sono lo stesso strumento: chi investe ha infatti necessità di sottoscrivere inizialmente un conto corrente, a cui agganciare il conto deposito per la gestione d’investimento.

Considerando il solo conto corrente, nel corso degli ultimi anni questo strumento ha amplificato la propria “potenza di fuoco”, risultando sempre più appetito dal cliente in termini di praticità ed economicità. Attraverso il conto corrente e l’intervento della tecnologia, l’utente può controllare costantemente costi e ricavi, addebitare automaticamente eventuali utenze, cercare di ridurre al minimo le spese di gestione e accorciare sensibilmente i temi d’attesa legati alle classiche operazioni. Nel corso degli anni è progressivamente scomparso anche l’importante tasso d’interesse, ossia la chiave per ottenere direttamente piccoli profitti dai risparmi. Con la perdita di questa funzione, non essendo quindi più garantito un profitto – “eroso” gradualmente dai costi di gestione e da altre voci di costo – ma solo una funzione di contenitore e di smistamento delle operazioni, gli investitori utilizzano strumenti come il conto deposito, anche se hanno a disposizione somme esigue.

Per ottenere un profitto bisognerà sottoscrivere un conto deposito, che sulla base di determinati vincoli temporali, – dai 3 ai 60 mesi -, dovrebbe garantire da una parte un profitto graduale e in crescita, dall’altro limitare le incertezze legate ai mercati e i loro continui saliscendi. La crescente popolarità dello strumento, la prospettiva di un profitto minimo, – pur legato ad un vincolo temporale e di utilizzo del fondo per qualsivoglia operazione, – ha attirato le attenzioni degli investitori.

Dal 2008, però, la situazione è diventata più preoccupante per gli investitori: per continuare a garantire profitti, infatti, gli istituti hanno alzato il livello di rischi. La conseguenza più importante è stata la forte crisi delle banche più “spregiudicate” dal punto di vista del profitto e le perdite ingenti dal punto di vista dei risparmiatori. Le caratteristiche peculiari del conto deposito rendono quindi non più così conveniente la scelta di questo strumento. I rischi per chi investe restano alti, perché a fronte di un probabile profitto, potrebbero intervenire in maniera importante sia l’inflazione, fattore da non sottovalutare soprattutto per i periodi più lunghi, sia lo stesso rischio bancario. È infatti risaputo che ogni banca in caso di problemi finanziari garantisce un ammontare complessivo fino a 100 mila euro per ogni depositante – e non per deposito -. Fondi e risparmi potrebbero essere a rischio: potrebbe essere quindi importante scegliere altre strade, probabilmente meno profittevoli ma senza dubbio più certi.

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