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giovedì, 22 Ottobre 2020

“Diamo voce agli studenti pendolari sardi”, iniziativa a tutela dei nostri ragazzi

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“Il numero delle corse resta invariato, la capienza dei mezzi (sulla carta) è ridotta del 20%. Nella realtà dei fatti gli studenti sono stipati dentro treni e pullman, in barba alle norme minime di prevenzione per il contagio da coronavirus. È così che si pensa di risolvere i problemi legati al ritorno a scuola in periodo di emergenza sanitaria?Dobbiamo lasciare a casa gli studenti affinché qualcuno si renda conto del pericolo a cui stiamo esponendo gli studenti e le loro famiglie?

Questo è il manifesto del movimento spontaneo nato per tutelare gli studenti pendolari sardi, la cui salute è messa a serio rischio dalla mancata programmazione da parte di Regione e società di trasporti, in questo periodo di piena emergenza coronavirus.

Per questo motivo è stata lanciata una pagina Facebook chiamata “Diamo voce agli studenti pendolari sardi” che ha lo scopo di radunare in un’unica piazza virtuale tutti i genitori dei ragazzi (ma anche gli studenti) che vogliono ribellarsi a questa gestione approssimativa dei mezzi pubblici, messa a dura prova dalla riapertura delle scuole in piena pandemia.

“A scuola i ragazzi sono super controllati, super distanziati e si rispettano scrupolosamente tutte le norme – ci dice uno dei genitori promotori dell’iniziativa – il problema è fuori dai plessi: per arrivare a scuola, le norme di sicurezza e prevenzione non esistono”.

Un problema che nasce non solo dall’indisciplina dei ragazzi, spesso tacciati di scarsa educazione civica, ma dalla mancata riorganizzazione del trasporto pubblico regionale, come documentato anche dal comunicato “Avvio dell’anno scolastico 2020-2021” in cui l’ARST ammetteva candidamente che “gli orari dei servizi e il numero di corse saranno gli stessi dello scorso anno scolastico” e che “nonostante la limitazione di capacità dei mezzi all’80%, si potrà tuttavia consentire il trasporto del 100% dei passeggeri seduti, oltre a un certo numero di persone in piedi, variabile a seconda delle caratteristiche del mezzo (da poche unità fino a 50 persone per i mezzi più grandi)”.

Autobus già al collasso negli anni precedenti, stracolmi di ragazzi costretti a viaggiare stipati e in piedi, vengono considerati in grado di trasportare il 100% gli studenti “distanziati”. Ma è realmente così? Le foto degli studenti raccontano una storia diversa.

“I pullman – continuano i genitori sul piede di guerrasono quelli di sempre e viaggiano al massimo della capienza, e anche di più. Per arrivare a San Gavino da Barumini, ad esempio, c’è solo un pullman che passa a Villanovafranca, Villamar, Furtei e Sanluri. Già a Villamar ci sono ragazzi in piedi. La regola dell’80% non viene rispettata quasi mai perché nessun autista, giustamente, lascia minorenni a terra”. Il problema non è solo logistico, ma anche sanitario. “Rischiano di contagiarsi tra di loro, contagiare l’autista e portare il contagio a casa”.

I disagi, in questo momento, sono notevoli. Non tutti i genitori possono accompagnare in auto i figli in istituti che possono distare anche 40-50 km da casa. I disagi ci sono sempre stati, ma in questo momento non sono più tollerabili.

Per questo genitori e studenti si uniscono in una protesta, che non resta confinata sul web. “L’idea è di creare una sorta di protesta di massa, con il favore delle varie scuole superiori, che permetta ai ragazzi di fare DAD finché non si trova una soluzione”.

Chiunque voglia aderire alla protesta può iscriversi, con un semplice “Mi piace” alla pagina “Diamo voce agli studenti pendolari sardi”, contribuire con la propria testimonianza e restare sempre aggiornato con le iniziative del comitato promotore.

Il numero delle corse resta invariato, la capienza dei mezzi (sulla carta) è ridotta del 20%. Nella realtà dei fatti…

Pubblicato da Diamo voce agli studenti pendolari sardi su Martedì 29 settembre 2020


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