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Ma c’è davvero libertà di espressione?

I temi di strettissima attualità delle ultime settimane hanno trasformato le piazze reali e virtuali in delle immense agorà, in cui quasi tutti hanno sentito il bisogno di esprimere opinioni personali – a volte fin troppo arditi – alla ricerca di una soluzione alle controversie internazionali di cui si è fatto un gran parlare.

A San Gavino Monreale abbiamo avuto la “fortuna” di anticipare i tempi: qualche giorno prima degli attentati di Parigi, infatti, i nostri concittadini si sono divisi in accese fazioni pro e contro il militarismo.

Tutto nasce da una scritta sul murale in piazza della Resistenza “A foras sas bases” che ha generato polemiche a non finire.

Il murale in Piazza della Resistenza

Il murale in Piazza della Resistenza

La discussione e il confronto sono il sale della società, il motore che porta una democrazia a elevarsi. Si può essere o meno d’accordo con il concetto espresso da un’opera d’arte: è naturale che qualcuno possa non apprezzare un murale così come è altrettanto comune che ci siano delle persone che non amano (e forse non capiscono) le opere di Picasso.

Quando però la difformità di pensiero sfocia in volontà di censura, tutto cambia.

Diverse persone hanno chiesto insistentemente all’artista Del Casino e all’amministrazione comunale di rimuovere la frase incriminata, con successive e nemmeno troppo velate minacce di “ottenere giustizia” da soli, in caso contrario.

Questo comportamento è inaccettabile per tanti, troppi, motivi. Innanzitutto è abominevole la violenza verbale con cui sono stati attaccati i compaesani e l’artista Del Casino, che ha onorato San Gavino Monreale con la sua presenza e che dovremmo ringraziare per aver portato la sua arte fino a noi. E poi si sa, laddove si sdogana la violenza verbale, si fa strada anche l’aggressività fisica, la repressione delle idee altrui: questo si chiama proprio “fascismo”.

Questo è proprio il male di cui il murale parla: è un peccato che in tanti si siano soffermati su una particolare frase senza valutarla nel contesto in cui è inserita. Quella particolare sezione del murale non manda un messaggio, ma evidenzia delle questioni sollevate dalla comunità sarda, da decenni.

La questione delle basi militari è oggetto di dibattito politico dal secondo dopoguerra in poi, non è certo nata con un murale a San Gavino.

Leggendo alcuni commenti particolarmente brutali e ignoranti, viene da chiedersi come mai ci si indigni per la scritta “A foras sas bases” e non per quel “Diritto allo studio” così palesemente violato per tantissime persone che avrebbero davvero avuto bisogno di studiare la Storia.

Concludiamo, per tornare al troppo spesso incompreso Picasso, con una breve allegoria. Negli anni ‘30 l’ambasciatore nazista di Francia Otto Abetz si recò nell’appartamento parigino di Pablo Picasso e, notando sul tavolo una foto della Guernica, gli chiese: “Avete fatto voi questo orrore, Maestro?” L’artista rispose: “No, è stata opera vostra.”

Simone Usai

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