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martedì, 15 Giugno 2021

Nuovo modulo di autocertificazione, polemiche (infondate) sulla dichiarazione di non positività

Emergenza sanitaria

Il 17 marzo abbiamo pubblicato il nuovo modulo di autocertificazione, rilasciato dal Ministero degli Interni, aggiornato con alcune modifiche rispetto al precedente.

Per chi ancora non l’avesse scaricato, lo alleghiamo nuovamente di seguito:

Grandi polemiche e discussioni, nelle ultime 24 ore, per un passaggio particolare, ossia la dicitura “dichiaro di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19 […]” che a detta di molti sarebbe controverso e “rischioso” da un punto di vista delle conseguenze penali.

Qualcuno infatti solleva la domanda “ma se sono positivo e non lo so, e poi mi ammalo, possono accusarmi di aver dichiarato il falso?”. La risposta è chiaramente no. La dichiarazione afferma tutt’altro.

Si sta dichiarando infatti di non essere attualmente in quarantena (su questo punto ci sono pochi dubbi) e di non essere risultato positivo al Covid-19 (attenzione “essere risultato positivo” è diverso da “essere positivo”: si sta dunque dichiarando di non essere stato trovato positivo mediante tampone e/o ulteriori accertamenti).

Insomma, pochissimi dubbi: se si venisse fermati e si fosse positivi inconsapevolmente, e se il contagio si venisse a scoprire qualche giorno dopo, non si incorrerebbe in alcuna sanzione o procedimento penale.

Ricordiamo comunque l’obbligatorietà a non dichiarare consapevolmente il falso sulla motivazione dello spostamento (articolo 495 del Codice Penale) e soprattutto ricordiamo l’obbligatorietà ad osservare il divieto di spostamento se non per motivi improrogabili e di stretta necessità, reato questo previsto dall’art. 650 del Codice Penale, punibile con l’arresto.

Art. 650 del Codice Penale
Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro.

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