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venerdì, Maggio 29 2020

I colori di LaughLau: intervista a Laura Argiolas

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Durante la quarantena potremmo aver notato nel sito sangavinomonreale.net quell’immagine coloratissima che raffigura l’ospedale di San Gavino con una simpatica mascherina e degli occhietti. Quell’esplosione di colori pastello – non può non aver attratto almeno un po’ la vostra curiosità! – è una delle creazioni di Laura Argiolas, alias LaughLau, illustratrice e designer sangavinese a Milano. Siamo entrati nella sua pagina Facebook e abbiamo trovato qualcosa di più di semplici lavori di grafica. Per questo abbiamo deciso di conoscere meglio quello che fa…

Ma chi è LaughLau?

È difficile, se non impossibile, scindere Laura da LaughLau. “Laura” è nata a San Gavino nel 1993. Qui sono cresciuta, ho studiato, ho fatto le esperienze più importanti per la mia crescita, da sempre impegnata in vari campi, soprattutto tra oratorio e parrocchia. È proprio in questo ambiente che pian piano è maturato quel lato di me che ha poi condotto a “LaughLau”. Ho 27 anni e da 4 lavoro come illustratrice, designer e content creator freelance e LaughLau è proprio il nome che ho voluto dare alla mia piccola impresa.
Sono sempre stata una persona creativa e curiosa, amante dei viaggi e della vita in generale.
Dal 2015 vivo a Milano, ora in provincia, con mio marito e il mio gatto, ma il legame con la Sardegna e con San Gavino in questi anni si è rafforzato tanto e come per ogni emigrato è sempre forte il desiderio di tornare… chissà!

Quando hai iniziato a occuparti di grafica e quando hai deciso di farne la tua professione?

Dopo le superiori ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Sassari con l’idea di specializzarmi nel campo del videomaking, nel mio piano di studi però c’erano anche corsi di grafica e illustrazione e proprio lì è scoccata la scintilla. Ho iniziato ad appassionarmi e a sperimentare sempre più oltre a quello che era previsto nei singoli corsi e pian piano ho iniziato a costruire un mio portfolio. A gennaio 2015 poi è capitata l’opportunità di fare un’esperienza all’estero a Bruxelles e ho deciso di sfruttare l’occasione per iniziare a muovere i primi passi sul lavoro. Ho inviato varie candidature ad aziende che si occupavano di videomaking senza mai ricevere risposte, al primo colloquio per il ruolo di graphic designer in un’agenzia invece sono stata presa subito. Lì ho capito che quel mondo era effettivamente la strada che volevo percorrere. A Settembre 2015 è arrivato poi il trasferimento a Milano, e a Gennaio 2016 l’apertura della Partita Iva. Non avevo la strada spianata davanti e ho fatto questo passo un po’ come un salto del vuoto ma avevo tanta voglia di costruire una mia realtà e col senno di poi, tra alti e bassi come tipico del lavoro in proprio, sono felice dei passi fatti finora, delle collaborazioni, del rapporto coi clienti e delle soddisfazioni che in questi primi anni ci sono state.

Cosa sono le tue creazioni? A chi ti rivolgi e chi sono i tuoi ‘clienti’ più affezionati?

Il mio lavoro è suddiviso in due parti: da un lato lavoro come illustratrice e grafica freelance per clienti che hanno bisogno di illustrazioni e grafiche per i propri prodotti, brand o eventi. I miei clienti sono di vario genere, dalle case editrici (per libri per l’infanzia o giochi di società), a piccoli business, la coppia di sposi che vuole delle illustrazioni originali per il proprio matrimonio o una famiglia che desidera il proprio ritratto illustrato. L’altro lato del mio lavoro è rivolto proprio a “LaughLau” che altro non è che il mio brand. Dal 2017 progetto e realizzo prodotti di cartoleria con le mie illustrazioni, in particolare le agende che sono il mio prodotto di punta e proprio in questo momento sono al lavoro sui nuovi modelli 2020/2021. Pian piano questo lato cresce sempre più e sono felice perché il mio sogno è proprio quello di far diventare LaughLau un brand consolidato, non solo con prodotti di cartoleria ma anche accessori e articoli sempre colorati e che donino un sorriso a chi li acquista o li riceve in regalo.

E le tue esperienze più impegnative o più emozionanti?

La parte più impegnativa è di sicuro tutto quel lato di lavoro sommerso quotidiano che per un imprenditore è la base che porti poi alle esperienze più emozionanti. Fino ad ora ho sempre gestito tutto da sola, non solo dal punto di vista creativo che è solo la punta dell’iceberg ma soprattutto per ciò che riguarda la parte amministrativa del lavoro, il rapporto e la ricerca dei clienti, la gestione dello shop online, preparazione dei pacchi, spedizioni, assistenza, promozione online, cura dei social che mi permettono di entrare in contatto con migliaia di persone che poi, in buona parte, diventano anche clienti. È un lavoro intenso che va curato di continuo ma è anche ciò che permette alla mia attività di andare avanti e raccogliere nel tempo piccole e gradi soddisfazioni. Come ad esempio quando una grande azienda di giochi per bambini nota i tuoi lavori online e ti commissiona delle illustrazioni per un nuovo gioco di società o quando i preordini della nuova agenda sono più del doppio di quanto avevi ipotizzato nelle tue stime al momento dell’investimento. Insomma emozioni piccole e grandi che ripagano di tutta la fatica e l’impegno quotidiano, senza dubbio.

Grafica sì, ma con un’attenzione particolare ai colori e ai messaggi. Le tue illustrazioni hanno sempre un messaggio per gli altri, come hai scritto tu “provo a rendere ogni vostro giorno, una festa di colori” o “la creatività non conosce mura, cancelli e sbarre”. Cosa significa tutto questo per te?

È una missione per me, ed è per questo che ho scelto come “nome d’arte” proprio LaughLau, che non solo è un gioco di parole col mio nome ma soprattutto racchiude il verbo To Laugh che in inglese significa ridere. Lo slogan che ho scelto per la mia attività dice che quelli che realizzo sono “Piccoli pezzi di felicità illustrata: la mia nel crearli, la tua nel riceverli”. Ciò che faccio mi rende felice in prima persona e in qualche modo rende felice chi entra in contatto con i miei disegni. Non salvo vite umane ma molto spesso mi capita di ricevere messaggi e confidenze di chi grazie a un mio disegno o un mio prodotto ha vissuto un momento di spensieratezza e felicità magari in un momento difficile (come anche questo che stiamo attraversando) e questa per me è la soddisfazione più grande per ciò che faccio.

Non posso non pensare che ci sia qualcosa di più di una passione per i disegni (e i colori pastello!) e qualcosa di più anche di un ‘lavoro’. Quello che fai sembra sorretto dalla convinzione che tutto si possa migliorare, cambiare, risollevare, attraverso le piccole cose e “allenando” la creatività. Qualcosa di profondo, insomma. Ci spieghi questo modo di pensare?


Come dicevo prima, le esperienze fatte prima di lasciare la Sardegna hanno fortemente segnato chi sono e ciò che faccio. Nel 2011 ho partecipato alla GMG di Madrid col gruppo giovani della Diocesi di Ales-Terralba e proprio in seguito a quella esperienza ho capito che avrei voluto fare un lavoro che mi permettesse di trasmettere in qualche modo quella stessa gioia e quello stesso messaggio di fede e speranza che avevo sperimentato in quella occasione. Nei miei disegni c’è sempre un messaggio positivo, un richiamo alla gioia e al fatto che “tutto concorre al bene”, perché è ciò a cui io in primis credo. Non sempre è esplicito questo richiamo ma cerco di farlo trasparire in qualche modo e sicuramente anche per questo ricevo un buon riscontro, perché se non fossi coerente con me stessa non sarei l’unica a notarlo.

Come si svolge la tua giornata tipo prima, durante e dopo la quarantena? Cosa è cambiato?

Di base non è cambiato nulla, perché lavoro da casa dal primo giorno di Partita Iva, nel 2016. A parte in casi di particolari collaborazioni ho sempre svolto il mio lavoro da casa, inizialmente da una piccola scrivania nell’angolo della cucina. Ora ho una stanza intera adibita a studio (in questo periodo in particolare condiviso con mio marito in smart working), e perciò questa situazione non ha cambiato i miei ritmi dato che sono da sempre abituata al lavoro in solitaria e tra le mura domestiche. È una dimensione che ho imparato a costruire nel tempo, capendo quali sono i miei ritmi e come sia il modo migliore per me di lavorare. La mia sveglia suona alle 6.15, non sempre è semplice rispettarla ma cerco di svegliarmi molto presto per cominciare a lavorare quando ancora il resto del mondo dorme: sono le ore più produttive per me dato che il telefono non squilla, non arrivano email e non ci sono distrazioni. Poi semplicemente la giornata scorre in maniera molto “standard”, tra i lavori per i clienti, eventuali call/videochiamate ecc. Nell’orario di lavoro includo anche parecchio tempo che passo sui social, non tempo perso ma tempo investito per la promozione e crescita dell’attività grazie ai legami che si creano e alle nuove persone che entrano in contatto con ciò che faccio. Cerco di seguire degli orari “d’ufficio” anche se mi viene spesso difficile staccare a un’ora precisa, a volte vado avanti col lavoro senza rendermi conto degli orari. Amo ciò che faccio e soprattutto amo avere sempre tanti progetti a cui dedicarmi perciò non mi pesa lavorare fino a tardi o come spesso capita, nei weekend. Sto costruendo la mia piccola azienda e perciò mi sento in dovere di prendermene cura affinché possa crescere come io desidero.

Quando guardo il disegno che hai preparato a supporto dell’ospedale di San Gavino, mi immagino il nuovo ospedale di San Gavino con le pareti piene di illustrazioni come le tue, non solo in ostetricia, ma anche in altri reparti. Se mai una cosa del genere fosse fattibile, magari con l’aiuto di altre illustratrici della zona, cosa ti verrebbe in mente di fare? Che messaggi regaleresti?

Sai… è uno dei miei sogni! Ho conosciuto illustratori che hanno realizzato i disegni per i reparti pediatrici di grandi ospedali e ascoltare le loro esperienze mi ha davvero emozionata. Trasformare sale ospedaliere in astronavi ricche di buffi personaggi o foreste con tanti animaletti a far compagnia ai piccoli pazienti è un incarico delicato e prezioso per donare loro momenti di svago in un momento difficile. Penso sia grande onore poter fare delle illustrazioni per i reparti ospedalieri, se mai ci sarà l’occasione spero di poter essere all’altezza!

E ora lo spazio a un messaggio diverso, dedicato ai sangavinesi che leggono in questi giorni un po’ difficili…

Il primo messaggio che mi viene da dire è “spero di rivedervi presto”! Mai come in questo periodo mi è mancata l’idea di passeggiare tra i murales di San Gavino, incontrare parenti, amici, conoscenti quindi spero arrivi presto il giorno in cui sarà possibile tornare in sicurezza.

In questa Fase2 appena iniziata mi viene in mente una frase che mia nonna materna mi ha spesso ripetuto e cioè: “Sa conca in conca”! Mi rendo conto che in Sardegna la situazione non sia come quella che è stata qui in Lombardia (grazie a Dio), però ecco, non abbassiamo la guardia. Ho avuto molta paura nei mesi scorsi di ciò che sarebbe potuto accadere e sebbene sia bello riavere una parvenza di normalità, poter pian piano ricominciare a fare ciò che abbiamo sempre dato per scontato o per le attività commerciali poter riprendere in sicurezza (sono io stessa un’imprenditrice, anche se fa strano dirlo, perciò capisco le difficoltà), ma non illudiamoci che il peggio sia passato. Pensiamo positivo, siamo fiduciosi ma con sa conca in conca 😉

E una lettura da consigliare, se vuoi…

Da illustratrice mi sento di consigliare, appunto, un libro illustrato. Questo genere di libri non è rivolto solo ai bambini e sarebbe bello se anche noi grandi ci prendessimo un momento per perderci tra colori e immagini che racchiudono spesso messaggi importanti. Un libro che ho adorato e che spesso rileggo è “What do you do with an idea” di Kobi Yamada (in italiano “Che idea!”). Una breve storia che mostra quanto possano diventare potenti le idee, se scegliamo di seguirle, metterle in pratica, lavorare per renderle realtà. Per non dimenticarci mai che a tutte le età e in qualsiasi momento, se un’idea ci chiama e noi scegliamo di seguirla, possiamo davvero dare colore al mondo 🙂  

La.F.

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