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Intervista a Stefano Musanti, candidato alle prossime Elezioni Regionali

Dopo la chiusura delle liste elettorali, in vista delle Elezioni Regionali del 24 Febbraio 2019, abbiamo invitato tutti i candidati sangavinesi a contattarci per un’intervista conoscitiva, in modo da presentarsi alla cittadinanza in vista del voto.

Sul filo del rasoio, prima del silenzio elettorale, abbiamo modo di presentare Stefano Musanti, 51 anni, ingegnere libero professionista nei settori della progettazione e pianificazione. Stefano si presenta alle elezioni regionali con il Partito dei Sardi. Il suo curriculum politico è molto ricco:

  • Dal 06.2005 al 02.2009 Sindaco del comune di San Gavino
  • Dal 04.2008 al 02.2009 Presidente dell’Unione dei Comuni Terre del Campidano
  • Dal 06.2009 al 05.2014 Consigliere di minoranza al Comune di San Gavino
  • Dal 06.2014 Assessore alla pianificazione territoriale a tutt’oggi in carica
  • Dal 01.2017 Presidente del Gal Campidano, a tutt’oggi in carica
Intervista a Stefano Musanti, candidato alle prossime Elezioni Regionali

Intervista a Stefano Musanti, candidato alle prossime Elezioni Regionali

L’abbiamo raggiunto per porgli alcune domande.

Buongiorno Stefano. Ti abbiamo conosciuto per anni come esponente di primo piano del PD sangavinese e provinciale. Ora sei candidato con il Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda. Come spieghi questa scelta?

Quando da Sindaco mi sono iscritto al Partito Democratico, l’ho fatto perché avevo individuato lo spazio per poter lavorare in sinergia con altre istituzioni e con i cittadini, per ri-programmare insieme gli assetti futuri del Medio Campidano.

Sono stato promotore di una visione politico-istituzionale capace di mettere al centro l’autonomia delle comunità locali. Una visione che ha dato vita a una nuova rete territoriale istituzionale quale l’Unione dei Comuni Terre del Campidano, di cui sono stato il Presidente fondatore, ed economica con il Gal Campidano.

In seguito, le priorità sono diventate le esigenze del partito e non più quelle dei progetti. 

Quando lo spazio per continuare a lavorare viene meno, allora è giusto cambiare.

Il movimento indipendentista sardo, storicamente, è frammentario e si presenta diviso in tanti piccoli partiti che spesso non riescono a esprimere consiglieri. Perché, a tuo avviso, questo progetto merita la fiducia dei cittadini?

Nel programma del Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda ho riconosciuto quei valori che hanno caratterizzato tutto il mio percorso politico e amministrativo. Gli stessi valori di coloro che, da anni, lavorano a un nuovo modello di Sardegna.

Il Partito dei Sardi lavora per le comunità, sin dalla sua costituzione. Si fonda sui principi di autonomia e autodeterminazione delle amministrazioni locali, che sono alla base dei modelli e dei processi che perseguono una visione per la buona gestione e lo sviluppo del territorio.

Ritengo che questa sia la via giusta da seguire anche per il Medio Campidano.

A questo proposito, mi piace citare una frase di Albert Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare allo stesso modo”.

Quali sono i temi della tua campagna elettorale che, nel caso tu fossi eletto, si rifletteranno nel tuo lavoro in Consiglio Regionale?

Il territorio del Medio Campidano è il più povero d’Italia. Questo dato è certificato dall’Istat. Il tasso di disoccupazione raggiunge il 20%, ed è il più alto della Sardegna. Il fenomeno dei NEET è in preoccupante ascesa, e oggi si attesta addirittura al 39%. Il reddito pro-capite è tra i più bassi d’Italia. Infine, negli ultimi anni, lo spopolamento ha toccato il -6%.

È un territorio che ha avuto pesanti ripercussioni anche a causa del riassetto istituzionale, come nel caso del passaggio dalla Provincia del Medio Campidano a quella attuale del Sud Sardegna, nella quale le comunità faticano a riconoscersi.

Il processo di riorganizzazione dei servizi deve essere al centro dell’agenda politica in mano a chi governa e non dell’apparato amministrativo.

Un governo che abbia il coraggio di cambiare l’approccio, a partire dalle comunità locali e dal principio di autodeterminazione.

Occorre necessariamente cominciare dai servizi primari – sanità, istruzione e trasporti – per garantire le pari opportunità di accesso.

Sono convinto che il Medio Campidano debba essere pensato e gestito come una grande città “allargata” sul territorio, ma fortemente unita da connessioni virtuose e diritti, con una nuova viabilità capace di facilitare l’accesso dall’esterno e gli spostamenti al suo interno.

 

Alle ultime elezioni regionali l’affluenza si è fermata al 52% circa. Si può sostenere che l’astensionismo sia il vero grande nemico da battere?

Credo di sì. In parte per la crisi di credibilità dei governi che si sono succeduti tanto a destra quanto a sinistra negli ultimi vent’anni; in parte per le politiche di chi ci ha rappresentato in questo territorio. Inoltre, lo svolgimento delle elezioni a fine febbraio non agevola la più ampia partecipazione.

Uno dei primi temi che affronteremo come Partito dei Sardi al governo della Sardegna, sarà appunto quello di garantire a tutti l’accessibilità alla democrazia.

 

Nelle ultime tornate elettorali, i populismi hanno fatto un “buon raccolto”. Da amministratore di esperienza, lontano sia dalla politica “di pancia” sia dalla moda dell’antipolitica, pensi che siano sufficienti i buoni programmi per convincere le persone a votare con consapevolezza?

Se purtroppo assistiamo da anni alla strumentalizzazione di messaggi banali e facilmente assimilabili, che agiscono sulla debolezza delle persone, la  responsabilità è almeno in parte della politica. Tuttavia, prima di schierarsi da qualsiasi parte e prima di lanciare fango alla cieca, è sempre meglio conoscere a fondo le persone e gli argomenti di cui si parla.

La mera elencazione dei problemi, spesso strillata per sommi capi, senza nessun approfondimento o addirittura distorta e strumentalizzata, può solo accendere la rabbia dei cittadini e offrire loro facili capri espiatori. Con queste tecniche, i populismi pretendono di rovesciare tutto in maniera acritica, con programmi fatti di slogan sterili e puerili, a cui non possono seguire nient’altro che “cure” ben peggiori rispetto al male che ci si illude di combattere.

A mio avviso occorre, invece, un’assunzione di responsabilità di ben altro spessore da parte di chi si candida per rappresentare il popolo, insieme a una corretta informazione e alla profonda conoscenza delle questioni su cui ci si esprime.

Una politica fatta di slogan, rabbia e istigazione alla paura può portare soltanto al baratro. Quello di cui abbiamo bisogno è esattamente il contrario di ciò che ci propongono i populismi, e cioè serietà, istruzione, cultura, competenza, capacità, esperienza, pluralismo e accoglienza, sia nella classe politica che nella società civile.

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